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Eleonora Daniele: "La lotta al bullismo passa per noi donne. Combatto quotidianamente contro il maschilismo"

La conduttrice di "Storie Italiane" è un punto di riferimento nel gionalismo impegnato nel sociale "Continuo a seguire le storie oltre la cronca, per me sono come figli. Ma l'impegno non basta. Ecco che cosa occorre"

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Eleonora daniele bullismo

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Ci sono storie che conquistano l’attenzione della cronaca, storie di violenza, di emarginazione e soprattutto di bullismo, una vera e propria piaga che continua a diffondersi a macchia d’olio e che si declina in diverse mefitiche sfaccettature. E poi c’è il silenzio. C’è l’indifferenza. C’è la solitudine. Uno schema al quale Eleonora Daniele con il suo programma battagliero e seguitissimo “Storie Italiane”, appuntamento fisso su Rai1 dal lunedì al venerdì per due ore di cronaca e attualità, si è ribellata da anni. Per Eleonora le storie sono creature da seguire e le vittime figli acquisiti da accompagnare soprattutto nel “dopo”. Ecco perché la conduttrice e giornalista è anche la testimonial della quinta edizione del premio Carolina Picchio, presentato a Sanremo nei giorni scorsi. Si tratta di un premio intitolato alla giovanissima ragazza vittima di cyber bullismo che si è tolta la vita nel gennaio 2013 dopo essere stata screditata sui social da chi, approfittando di un momento di fragilità fisica, aveva abusato di lei e aveva diffuso in chat e poi sui social scene di simulazione di atti sessuali col solo intento di denigrarla. “Le parole fanno più male delle botte. Ciò che è accaduto a me non deve più succedere a nessuno”, aveva scritto Carolina. Un messaggio che oggi è portato avanti da un premio che dà un riconoscimento per l’impegno sociale nella musica e nella tutela dei minori. 

Eleonora Daniele: "Le storie vanno seguite proprio come figli"

“Un premio”, dichiara Eleonora Daniele, “che rappresenta un messaggio forte rivolto ai giovani perché le parole hanno un peso e possono costruire o ferire. Le storie vanno seguite con affetto proprio come dei figli, perché questi genitori e queste famiglie ci insegnano a essere attenti all'ascolto e soprattutto a non dimenticare. Ogni esempio va sostenuto e ogni esempio va portato avanti.Io ho la possibilità di avere un programma quotidiano che mi permette di seguirle nel tempo. Qualche battaglia l'abbiamo vinta e questo per me è motivo di soddisfazione, anche se sono storie che ovviamente parlano di tanto dolore”.

Punto di riferimento per il giornalismo vocato a tematiche sociali

Eleonora Daniele che ormai è il punto di riferimento in Rai per il giornalismo impegnato nel sociale è convinta che “ciò che serve è sensibilizzare. Quando noi parliamo di un caso, sappiamo che tante telespettatrici e telespettatori in quella storia ci si ritrovano, si identificano in quel meccanismo, e magari decidono di parlare col proprio figlio, di chiedere, di indagare se ci sia qualcosa che non va. Perché noi genitori magari a volte siamo disattenti, abbiamo troppe cose da fare, troppo lavoro, troppo da correre, e invece la nostra può essere una scintilla che genera un dubbio e la voglia di ascoltare. Questo per me è il vero servizio pubblico che può fare la televisione”. 

Le donne e il posto speciale nella lotta al bullismo

In quest’opera di sensibilizzazione, Eleonora Daniele ne è convinta, un posto speciale lo occupano proprio le donne: “Le donne hanno una grande forza in questo, mi commuovo a parlarne perché sono una grande sostenitrice del mondo femminile. Le donne vanno sostenute, vanno aiutate. Io combatto continuamente col mondo del maschilismo. Noi donne abbiamo una visione più ampia, più completa, è nel nostro DNA. Per cui riusciamo, con la nostra sensibilità, magari ad avvertire, a comprendere di più la sofferenza di chi ci sta accanto, e parlo ovviamente in questo caso dei nostri figli, del mondo anche dell'infanzia, della tutela del mondo dell'infanzia. Io penso che la salvezza passi attraverso le donne. Come madre so quanto i ragazzi siano esposti sia fisicamente sia virtualmente. Ma anche se riusciamo a intercettare dei problemi ciò che serve realmente sono delle leggi di tutela sui social. E magari, perché no, vietare i social ai minori di 16 anni, come fanno in altri Paesi. Non è possibile che un ragazzino possa entrare nei social senza dare nessun tipo di documento, senza che ci sia nessun tipo di controllo. Siamo alla follia, è come entrare nel mondo globale senza un filtro. Capite che questo non può andare bene, serve assolutamente una regolamentazione”.