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Tradimenti, silenzie bugie: quando la cruda verità rompe la farsa della coppia in declino

Nel film, come nella realtà, la verità si impone sempre nella stessa misura in cui viene negata. E quindi, violentemente.

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Gabriele Muccino torna nelle sale con l’atteso film Le cose non dette. Un cast stellare — Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini — dà corpo alla storia di due coppie in declino che partono per una vacanza a Tangeri nel tentativo di riaccendere un sentimento ormai sopito.
 Il viaggio, tra i vicoli biancazzurri della città marocchina e il mare, si trasforma però in una deriva delle illusioni e delle contraddizioni dei protagonisti, costringendoli a una resa tanto inevitabile quanto drammatica alla realtà dell’amore finito dopo mesi di bugie e di autoinganni.

Prima e dopo Tangeri: l’equilibrio fragile delle coppie

Prima di Tangeri, Carlo (Stefano Accorsi)— professore universitario palestrato, immerso in una crisi di mezza età — ed Elisa (Miriam Leone) — giornalista di successo alle prese con un blackout creativo —, convivono con il lutto di non essersi dati un figlio, senza accorgersi di aver trasformato quella mancanza in un alibi. 
Sempre prima di Tangeri, Anna (Carolina Crescentini) — annullata nel ruolo di madre, dedita a negare l’adolescenza incipiente della figlia Vittoria (Margherita Pantaleo) e molte altre verità — e Paolo (Claudio Santamaria) — migliore amico di Carlo ed Elisa, emotivamente evanescente nei confronti della famiglia — sembrano soltanto attendere il giorno in cui potranno separarsi.

Poi c’è un dopo Tangeri. Un “dopo” che spazza via ipocrisie, sotterfugi e non detti di chi si abitua a mentire agli altri pur di sottrarsi alle verità scottanti delle proprie emozioni e all’essenza del proprio vissuto. 
Muccino accompagna dialoghi serrati, grida, ostilità e disperazione — nelle coppie e tra le coppie — con una colonna sonora consolatoria, quasi sedativa. Perché quando la verità irrompe nella vita e smaschera la farsa, abbiamo bisogno di un anestetico.
 

La verità negata arriva sempre troppo tardi

Nel film, come nella realtà, la verità si impone sempre nella stessa misura in cui viene negata. E quindi, violentemente.
Tutto prende avvio dal tradimento narcisistico di Carlo, l’accademico fisicato che intraprende una relazione extraconiugale con una studentessa di nome Blu (Beatrice Savignani).
 
Blu crede nel professore e nella promessa di lasciare al moglie; decide di onorare la propria verità seguendolo a Tangeri, ma resta impigliata nelle ragnatele del suo amante disposto a tutto pur di impedire che il tradimento si riveli. Il bisogno di chiarezza e autenticità di Blu finisce così per farla apparire folle — o per renderla tale.
La sua presenza agisce come un detonatore: ciò che era stato rimosso torna a galla, chiedendo conto delle menzogne.

Vittoria: l’unica voce autentica

Mentre gli adulti si agitano nel feretro di cristallo delle loro finzioni, l’adolescente Vittoria — figlia di Anna e Paolo — rivendica la propria verità: l’essere innamorata e l’essere sessuale. Una verità che si scontra con una madre incapace di lasciarla crescere, pur di non affrontare la fine del proprio matrimonio e la perdita dell’identità costruita attorno alla maternità.

Le cose non dette: quando il silenzio diventa destino

Le cose non dette è un film doloroso sulle conseguenze prevedibili, eppure spesso sottovalutate, della finzione in amore e dell’insincerità verso se stessi, gli altri e il mondo.
 
Gabriele Muccino sembra interrogarsi sulla necessità di dire le cose prima che il non detto prenda il sopravvento. Prima che il “come se” diventi legge, impregni l’esistenza di amori ambivalenti e relazioni opache, lasciandoci intrappolati in un dedalo emozionale che rende impossibile la verità. La domanda resta aperta — ed è anche rivolta allo spettatore: possiamo ancora trovare il coraggio di essere autentici?