Il suo incarico al teatro La Fenice di Venezia era stato annunciato un anno prima, il 22 settembre 2025, ma sette mesi e quattro giorni dopo, è stata clamorosamente revocata. La direttrice d'orchestra Beatrice Venezi, il prossimo 1° ottobre, non entrerà in carica come direttrice musicale stabile del Gran Teatro La Fenice di Venezia, incarico che avrebbe avuto durata quadriennale.
L'annuncio
La Fondazione Teatro La Fenice, presieduta dal sindaco veneziano Luigi Brugnaro, ha annunciato ieri, domenica 26 aprile, tramite il sovrintendente Nicola Colabianchi, di aver deciso di "annullare tutte le collaborazioni future con la maestra Beatrice Venezi". La decisione, spiega una nota, è “maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche della maestra, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra”.
L'intervista della discordia
“Tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e il rispetto dovuti ai professori d’orchestra”, sottolinea Colabianchi. La Fondazione, aggiunge, “ribadisce il proprio impegno nella promozione di un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica”.
Le parole al quotidiano argentino La Nación
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo mesi di polemiche e proteste, è stata l’intervista rilasciata il 23 aprile dalla direttrice lucchese al quotidiano argentino La Nación. Venezi ha accusato l’orchestra di nepotismo: “Anche Diego Matheuz diresse la Fenice a soli 26 anni, perché era un protetto di Abbado. Io non ho padrini, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. È un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio. Sono una donna, ho 36 anni, sono la prima direttrice del Teatro La Fenice e voglio portare un cambiamento. Questo è il punto principale. Hanno paura del cambiamento, del rinnovamento. È più facile rimanere ancorati alle vecchie abitudini. Ma è così che muore un teatro”.
La nota del ministro della Cultura Giuli
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, in una nota ha preso atto “della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza”, confermando al sovrintendente “la sua più completa fiducia”. Con l’auspicio, ha aggiunto, “che tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado, nell’interesse del Teatro e della città di Venezia”.
La protesta delle maestranze della Fenice
Le maestranze della Fenice sono in stato di agitazione contro la nomina di Venezi, ritenuta non adeguata al prestigio del teatro veneziano, dal 22 settembre scorso. Lo stesso giorno Colabianchi ne comunicò la designazione. Da allora si sono susseguiti scioperi, cortei, volantinaggi, spillette anti-Venezi indossate da orchestrali e pubblico, fino alla richiesta di dimissioni del sovrintendente. Una protesta non diretta alla persona ma contro il curriculum di Venezi, non ritenuta all'altezza del prestigio della Fenice.
L’intervista del 23 aprile al quotidiano argentino – Venezi ha diretto diversi concerti al Teatro Colón di Buenos Aires – ha fatto infuriare i lavoratori come mai prima. Il sindacato interno, la Rsu, in una nota ufficiale ha espresso “profonda costernazione e amarezza”.
In particolare, è stata contestata l’affermazione secondo cui i posti in orchestra si trasmetterebbero per via familiare, definita “grave, falsa e offensiva”, perché lesiva della professionalità dei professori d’orchestra, descritti come “professionisti di altissimo livello selezionati esclusivamente attraverso concorsi pubblici internazionali basati sul talento e sul rigore procedurale”.
La Rsu ha sottolineato come tali dichiarazioni rappresentino non solo una mancanza di rispetto verso i lavoratori, ma anche “un attacco diretto all’identità stessa della Fondazione”. Ha inoltre aggiunto che il rapporto tra direzione d’orchestra e musicisti non può prescindere da fiducia reciproca e armonia professionale, condizioni che – secondo i rappresentanti dei lavoratori – sarebbero state compromesse dalle parole della maestra. “Alla luce di quanto accaduto – si legge nella nota – sentiamo il dovere di evidenziare che la sua presenza sul nostro podio avverrebbe in un contesto di profonda tensione e sfiducia”.
Questa volta il sovrintendente Colabianchi non ha difeso Venezi, prendendo le distanze dalle sue parole: “Naturalmente non condivido le affermazioni della maestra Venezi, in quanto conosco l’orchestra – ha affermato –. Ho avuto modo di apprezzarne le qualità in questo anno, da quando sono stato nominato sovrintendente. Così come ho ricevuto riscontri positivi dai tanti maestri che si sono esibiti a Venezia e che hanno tutti riferito dell’ottima qualità e della disponibilità dell’orchestra”.
Queste dichiarazioni risalgono al 25 aprile. Il giorno successivo è arrivato l’epilogo di una vicenda che ha tenuto banco per sette mesi: Beatrice Venezi, nominata con largo anticipo, non è mai arrivata neppure a incontrare l’orchestra che avrebbe dovuto dirigere.
Fonte Adnkronos, foto Ansa e Instagram