Kristi Noem, la famigerata segretaria per la Sicurezza interna al centro delle polemiche - e non da ieri - per le violenze sui migranti negli Stati Uniti, è diventata uno dei simboli più evidenti dell'aggressività dell'amministrazione Trump. Una delle foto simbolo la ritrae in posa senza esitazioni davanti a detenuti ammassati nella mega-prigione salvadoregna del Cecot. Ma proprio questi modi muscolari che l'hanno resa un'icona del trumpismo, le stanno oggi attirando critiche sempre più forti soprattutto dopo le violenze di Minneapolis che hanno portato all’uccisione di due cittadini statunitensi da parte di agenti dell’Ice.
"Caccia agli immigrati illegali"
La caduta dell'ex governatrice del South Dakota, 54 anni, non è ancora una realtà, visto il presidente Donald Trump ha confermato che "sta facendo un ottimo lavoro" e che "rimane al suo posto", ma in tanti affermano che verrà scaricata alla prossima occasione.
"Il presidente Trump e io abbiamo un messaggio chiaro per i criminali immigrati illegali: andatevene ora. Se non lo farete, vi daremo la caccia, vi arresteremo e potreste finire in questa prigione salvadoregna”, aveva scritto sui social facendosi fotografare proprio davanti alle celle del Cecot.
Una colonna del Maga
Madre di tre figli, cresciuta in un ranch, Kristi Noem è considerata uno dei pilastri del movimento Maga, l'ala più fedele a Trump del Partito repubblicano. Difende posizioni ultraconservatrici su tutti i temi divisivi - dall'aborto alle armi da fuoco, fino all'immigrazione - spesso mettendosi in scena personalmente.
La cagnolina abbattuta perché indisciplinata
Per un periodo era stata indicata come potenziale candidata alla vicepresidenza per le elezioni del 2024 ma le sue ambizioni si erano infrante sulle polemiche suscitate da un passaggio delle sue memorie, in cui raccontava di aver abbattuto la sua giovane cagnolina, "Cricket", ritenuta indisciplinata e "indomabile". Quando era ex governatrice del South Dakota ha infatti raccontato di aver ucciso un suo cane e anche una capretta. Episodi narrati nel suo libro 'No Going Back: The Truth on What's Wrong with Politics and How We Move America Forward' per illustrare che in politica è disposta a fare "le cose difficili, confuse e brutte" se vanno fatte. Kristi è scesa nei dettagli dell'uccisione del suo Wirehaired Pointer (conosciuto in Italia come Bracco a pelo duro) di 14 mesi. Era giovane ma ad avviso della governatrice non addestrabile per la caccia. "Odiavo quel cane. Non era addestrabile ed era pericoloso per chiunque vi entrava in contato, valeva meno di niente come cane da caccia. In quel momento ho realizzato che avrei dovuto" sopprimerlo, si legge nel libro. Kristi ha sparato sul povero animale mentre era in una fossa di ghiaia.
Spietatezza confusa con determinazione
Il racconto aveva provocato un'ondata di indignazione in un Paese molto sensibile al tema degli animali domestici. Un'immagine di durezza che l'ha accompagnata fino all'ultima polemica: a maggio, durante un'audizione al Senato, era stata ridicolizzata dopo aver confuso il principio dell'habeas corpus con un presunto potere presidenziale di espellere migranti senza limiti. Un altro segnale di come, per Kristi Noem, la linea dura sull'immigrazione stia diventando non solo un marchio politico, ma anche una fonte crescente di vulnerabilità.
Foto Ansa