Pazzi per film horror e le storie di fantasmi? Ecco perchè proviamo piacere nell'avere paura

Pazzi per film horror e le storie di fantasmi? Ecco perchè proviamo piacere nell'avere paura

Il 31 ottobre è la notte di Halloween e già molti bambini iniziano a pensare a come travestirsi e a come addobbare la porta di casa per spaventare chi vi si trova davanti.

La simbologia di questa ricorrenza è piuttosto macabra, infatti prendono campo: mostri, scheletri, streghe, zombie, vampiri, bare, fantasmi e zucche intagliate.

La festa di Halloween rappresenta anche il pretesto per rappresentare e dare forma alle proprie paure.

Perché proviamo piacere nell'avere paura? Perché amiamo i film horror e le storie di fantasmi?

Durante questa ricorrenza è possibile avvicinarsi in modo sicuro e a volte anche ironico a tutte quelle creature fantastiche che nell'immaginario comune solitamente fanno paura.

Infatti durante la notte di Halloween, mostri, streghe, zombie e demoni vengono quasi derisi. Proprio questa accezione ironica di cui si può avvolgere il personaggio pauroso serve a fargli perdere gran parte della sua carica terrificante e a renderlo più vulnerabile.

Cosa accade nella mente quando si ha paura?

A livello psicologico e cognitivo la paura è un'emozione fondamentale, la cui gestione è estremamente delicata: provarne troppo poca rende difficile riconoscere le situazioni pericolose, ma una eccessiva può portare a un blocco delle reazioni o a reazioni inadeguate, mettendo a rischio in entrambi i casi la sopravvivenza dell'individuo.

Quando si ha paura di qualcosa si attiva immediatamente l'amigdala, una ghiandola localizzata nel lobo temporale, davanti all'ippocampo. Essa ha il compito di stabilire la rilevanza emotiva di un'esperienza. Per esempio si attiva sempre quando ci si trova davanti ad una persona che esprime emozioni, ma ancora di più davanti ad un individuo minaccioso. L'amigdala funziona come una sorta di sistema di allarme del cervello ed infatti ha una funzione adattiva per la nostra sopravvivenza, in quanto innesca un meccanismo di difesa chiamato “attacco-fuga” che ci permette di agire di fronte alla minaccia. In questo caso l'amigdala si attiva provocando delle reazioni fisiologiche d'allarme: aumenta la frequenza del battito cardiaco, il respiro diventa affannoso ed aumenta la sudorazione.

A questo punto l'ippocampo (una piccola regione del cervello implicata nei processi di apprendimento e memoria) e la corteccia prefrontale, si attivano per stabilire, ad un livello cognitivo più avanzato, se il pericolo percepito sia concreto.

Successivamente il cervello valuta il contesto in cui ci si trova. Se la situazione che si sta vivendo è davvero pericolosa i due circuiti cerebrali, quello razionale e quello emotivo, collimano; di conseguenza la paura attiva l'istinto della persona ad allontanarsi immediatamente dalla minaccia.

Di contro se la situazione è percepita come sicura, ad esempio ci si trova durante la notte di Halloween lungo un percorso infestato da persone travestite da mostri, la risposta dell'amigdala viene inibita. La paura iniziale viene trasformata in eccitazione che porta anche a divertirsi in quella circostanza. 

Per questo motivo molte persone sono affascinate dal mondo dell'horror: il mix composto dall'attivazione fisica insieme alla consapevolezza che in realtà si è al sicuro diventa qualcosa di irresistibile.

Per i bambini però non funziona allo stesso modo. I loro lobi frontali non sono ancora del tutto sviluppati e pertanto non sono ancora in grado di valutare razionalmente gli stimoli minacciosi. Quando si troveranno davanti qualcuno travestito da mostro o da fantasma avranno difficoltà a distinguere la realtà dalla finzione.

Per quanto riguarda il mondo degli adulti, gli horror spaventano perché fanno leva sulle paure ancestrali, come la violenza e il dolore e perché mostrano immagini crudeli e scioccanti. D'altra parte il mondo dell'horror attrae perché consente di entrare in contatto con alcune fantasie nascoste nella propria mente: lo spettatore può calarsi nei panni della vittima o dell'assassino in totale sicurezza.

Alcune tecniche di regia vogliono enfatizzare la minaccia che lo spettatore sta guardando mostrandogli qualcosa che la potenziale vittima del film non può vedere. Ad esempio, nella scena della doccia di Psycho (1960), Hitchcock mostra allo spettatore l'ombra di una figura dietro la tenda mentre l'ignara Janet Leigh sta facendo la doccia. Lo spettatore si immedesima nella vittima ed insieme a lei vive attimi di terrore mentre viene uccisa.

In questo modo si possono esorcizzare le proprie paure, come quelle di: essere aggrediti, perdere qualcuno o essere abbandonati. La tensione generata dalla visione di possibili pericoli permette di enfatizzare la consapevolezza di essere vivi e al sicuro, con la possibilità di sentire l'adrenalina che scorre lungo il corpo, pur mantenendo il controllo della situazione minacciosa. 

Il fil rouge che unisce il piacere nel provare paura, nel guardare film horror e nell'apprezzare storie di fantasmi è la paura della morte che, attraverso questi escamotage, è possibile avvicinare ed osservare rimanendo al sicuro.