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Le donne e il potere: lo scontro sanguinoso tra due regine e la politica di oggi

“E’ lo scontro fra due sorelle, due religioni, ma anche l’eterno contrasto fra il femminile e il maschile”. Due grandi attrici come Laura Marinoni ed Elisabetta Pozzi. Un regista, Davide Livermore, considerato oggi il numero uno al mondo nella lirica

di Massimiliano Lussana

Davide Livermore è oggi il regista numero uno al mondo nella lirica, nella tragedia greca e anche nell’attraversamento dei generi, riuscendo sempre a tirare fuori il massimo da ciò che tocca, come una sorta di re Mida del teatro, inteso nel senso più onnicomprensivo della parola.

Del resto, non si fanno quattro 7 dicembre consecutivi, la prima della Scala, per caso. Persino Giorgio Strehler si fermò a tre. E non pare un caso che fra i fans di Livermore ci sia anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ma, oltre all’aspetto puramente artistico e degli allestimenti, a contraddistinguere solo i grandissimi artisti c’è la capacità visionaria, quella di essere profeti del loro tempo. E anche in questo la storia di Livermore parla chiaro.

Durante la pandemia, insieme a Luca Bizzarri, a Palazzo Ducale di Genova, mise in scena “Edipo - Io contagio” che era una mostra con attori che recitavano quella peste nelle teche, scelta che aggirava il divieto di fare teatro in modo perfettamente legale.

Allo scoppiare della guerra era in cartellone “Grounded”, di George Brant, dove dirigeva una splendida e perfetta Linda Gennari, pilota di droni in un testo intensissimo e devastante contro la guerra, ma senza un filo di retorica.

E in questi giorni il direttore del Teatro Nazionale di Genova porta in scena nel “suo” teatro “Maria Stuarda” che è il più grande racconto di sempre sulle donne e il potere.

“Una storia straordinaria, quella della signora Maira Stuart e di Elisabetta di Inghilterra – spiega Livermore – un feuilleton, che fondamentalmente è la serie televisiva del diciannovesimo secolo”.

Davide Livermore (Ansa)

La scelta di Maria Stuarda

Anche in questo caso, come ovviamente per “Grounded” e la guerra, la scelta di “Maria Stuarda” da parte di Livermore e il suo inserimento nella stagione del Teatro Nazionale di Genova nasce molto prima delle elezioni che porteranno alla nascita del primo governo con una donna presidente del Consiglio dei ministri. Anzi, nasce molto prima dello scioglimento della scorsa legislatura, “ma mi rendo conto che diranno che il tema del rapporto fra donne e potere pare legato all’attualità odierna. Non è così”. Insomma, questa storia non è la sfida all’Ok Corral fra Giorgia Meloni e Licia Ronzulli.

Il tema universale

Ma non è così semplicemente perché è un tema universale senza tempo e senza luogo, che vale sempre e per sempre. Poi c’è il fatto che sono state scelte due attrici, “rigorosamente in ordine alfabetico” come Laura Marinoni ed Elisabetta Pozzi per interpretare le due regine. Ma nel senso letterale del termine. Infatti ogni sera entrambe sapranno solo all’ultimo minuto quale delle due regine interpreteranno, se Maria Stuart o Elisabetta.

Personaggi degni dei “Duellanti” di Conrad (o di Ridley Scott), con la scelta di Maria che deve decidere se condannare a morte Elisabetta. E ovviamente non vi spoilero la storia, bellissima.

E, al di là della straordinaria prova attoriale che obbliga entrambe le protagoniste a conoscere alla perfezione entrambe le parti, Marinoni e Pozzi all’unisono raccontano di come, davvero, in ogni donna di potere o forse in ogni donna tout court ci sia un po’ di entrambe. E allora vale la pena, per i non schilleriani, di scegliere una frase, perché davvero c’è dentro tutto il rapporto fra donne e potere. E’ stampata su drappo rosso che campeggia sulla facciata della Regione Liguria in piazza De Ferrari, dove è stato srotolato domenica da Livermore in compagnia del presidente della Regione Giovanni Toti, del sindaco di Genova Marco Bucci e del presidente del Teatro Nazionale Alessandro Giglio, con la scritta “Scioglimi il cuore così che io possa scuotere il tuo”, la battuta del dramma scritto da Friederich Schiller che Maria Stuarda pronuncia nel terzo atto quando si vede con Elisabetta I per chiederle la grazia di liberarla dopo vent’ anni di reclusione.

Si tratta delle due attrici teatrali italiane più grandi e poco importa che, ad esempio, molti conoscano Laura Marinoni per i suoi ruoli ne “La piovra 9” o in un episodio di “Distretto di polizia” e Elisabetta Pozzi per il suo ruolo in “Braccialetti rossi” o per il David di Donatello vinto come migliore attrice non protagonista in “Maledetto il giorno che t’ho incontrato” di Carlo Verdone. E insieme a loro c’è la terza musa assoluta del teatro italiano, Linda Gennari, anche lei vista anche in varie serie tv, che oltre ad essere la donna più bella del mondo è straordinaria in scena.

Spiegano, Livermore, e le sue attrici, che ci sono “Ragioni di Stato e ragioni del cuore, paura e ambizione, passione e vendetta”. E, veramente, senza saperlo e senza volerlo è quasi un riassunto della politica italiana di oggi: “E’ lo scontro sanguinoso fra due regine, due sorelle, due religioni, ma anche l’eterno contrasto fra il femminile e il maschile”.

La terribile solitudine delle donne al potere

Ma senza tagliare la realtà col coltello, come raccontano loro nella splendida Sala Dorata dei Palazzi dei Rolli, patrimonio dell’Unesco e sede della Camera di commercio di Genova: “Non siamo una buona e una cattiva, ma in fondo siamo la stessa donna (e qui la scelta di cambiare ruolo ogni sera, ndr). Donne sole, di una solitudine che affascina”. Che è la terribile solitudine delle donne al potere.

E qui arriva un gioco per cui il gender è usato da Livermore per raccontare la storia: “Oggi, con l’assurdità di certa cancel culture in Usa non è possibile che un omossessuale interpreti un eterosessuale e viceversa. Tom Hanks ha spiegato che, con questa regola, lui non avrebbe mai vinto l’Oscar con Philadelphia. Ma penso anche al fatto che, recentemente, in Australia abbiamo dovuto tagliare una scena della Butterfly dove c’è l’abuso sessuale su una quindicenne con cui il genio di Puccini ci ha insegnato quanto sia orrido quell’atto, aiutando chiunque di noi a prendere coscienza di questo. Come è possibile cancellare l’abuso dalla storia, come è possibile non capirlo?”.

Insomma, Livermore demolisce tutto questo, “e metto donne a interpretare uomini” e – aggiunge ridendo – “persone perbene a interpretare delinquenti”.

Ciò che si merita il pubblico che paga

Ed è proprio Livermore a spiegare la ratio delle scelte e di come avesse bisogno di personalità in grado di interpretare entrambe le sfaccettature dell’animo umano e del rapporto fra le donne e il potere: “Penso che Laura e Betta siano due attrici straordinarie e quindi, al di là del gioco di vederle in entrambi i ruoli - per la cronaca nelle prove con il lancio della moneta è finita 27 a 23 per il numero di volte in cui hanno interpretato i rispettivi ruoli - penso che ci sia ciò che si merita il pubblico che paga il biglietto a teatro: essere stupito con effetti speciali da supereroi. E qui i supereroi sono sette, tutti gli attori in scena, che interpretano 14 dei personaggi di Schiller su 25 che ci sono nel testo. Gli altri li abbiamo tagliati perché non potevamo permetterci i costi di 25 attori e 25 costumi”.

E poi, per l’appunto, ci sono i sette supereroi chiamati a un “salto mortale senza rete” (insieme alle tre già citate Gaia Aprea, Sax Nicosia, Giancarlo Judica Cordiglia, Olivia Manescalchi e con Dolores Martini regista assistente) che “danno tutto ciò che voglio dagli attori, troppo spesso chiusi nella loro comfort zone che li porta a interpretare, per carità bene, sempre lo stesso personaggio”.

Gli abiti firmati

E anche qui siamo nel kolossal. Perché, per la prima volta a teatro, i vestiti delle due regine sono firmati da Dolce & Gabbana “che ringrazio per la loro straordinaria sensibilità e disponibilità”, che si integrano col lavoro di Anna Missaglia.

Ma, soprattutto, c’è una sensibilità civile dove parlare di donne e potere è essere immersi completamente nel mondo, in questo testo classico così come “nell’altro spettacolo straordinario con cui apriamo la stagione, Grief and Beauty di Milo Rau, uno dei più apprezzati registi al mondo” va in scena un’eutanasia. Ma letteralmente, con sullo schermo dietro il palco la proiezione dell’iniezione e della morte col sorriso sulle labbra di Johanna B. Con la morte che irrompe fortissima in sala.

Fra le musiche di quello spettacolo c’è una versione di eseguita al violoncello di “Dido as Aeneas” di Herny Purcell. E, in questo spettacolo c’è la stessa aria, ma in una versione diametralmente diversa, così come c’è la voce di Giua, quanto di più simile al paradiso, la più straordinaria e non abbastanza conosciuta cantante italiana, che emana bellezza ed interpreta dal vivo sul palco, con le musiche scritte da lei e da Mario Conte, una versione da brividi di “Come again” di John Dowland.

E proprio la doppia programmazione dell’eutanasia sul palco e di due regine nel rapporto con il potere, senza che i rispettivi ruoli e le rispettive personalità siano tagliate con l’accetta, è qualcosa che esce dal Teatro Nazionale di Genova per irrompere nell’Italia di oggi. Come sempre con Livermore.