Sublime Alba Rohrwacher fa rivivere Monica Vitti: “Quando la memoria si sgretola"

"Il ricordo al quale sono più legata? Quando avevo due anni ed è nata mia sorella Alice. Con Monica Vitti ritorno a quel candore, a quella libertà, a una nuova possibilità di vita"

Alba Rohrwacher fa (ri)vivere Monica Vitti

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Memorie, perdite di memoria e identità vanno di pari passo, narrate come sono con stupore, struggimento e una certa dose di poesia. A darci l’impressione che ogni cosa le riesca sempre con facilità e commozione, in questo caso è Roberta Torre. Una autentica fuoriclasse dietro la macchina presa, originale e coraggiosa, milanese di nascita, ma che in tempi non così lontani (visto i trascorsi di vita) si è saputa immergere (e ha regalato) lavori ironici incentrati sulla Sicilia e la Mafia. Divisa tra cinema e teatro, adesso gioca una carta visiva surreale, ma concreta e universale. Succede in maniera vorticosa e sorpresente grazie al suo ultimo lavoro, Mi fanno male i capelli (uscirà in sala il 20 ottobre 20 ottobre distribuito da I Wonder Picture e Unipol Biografilm Collection, ndr), presentato al Rome Film Fest.

Un progetto che nasce partendo dalla storia dell’ex frontman dei Sex Pistols, Johnny Rotten, e di sua moglie, Nora Forster, affetta da Alzheimer, accudita fino alla sua scomparsa, avvenuta il 6 aprile di quest’anno. Una vera illuminazione da intercettare.

Il racconto di Monica Vitti

Da lì l’ispirazione, per raccontare di una donna, Monica (interpretata da una sublime Alba Rohrwacher), la cui memoria si sta lentamente sgretolando, al punto da farle perdere il senso delle cose e il contatto con la realtà. A salvarla i ricordi, legati ai suoi film preferiti, ai personaggi portati in scena dall’attrice prediletta, Monica Vitti. Ruoli. Figure di donne, ruoli, storie, portati in scena dalla grande attrice romana, il titolo rimanda ad una battuta di Deserto Rosso di Antonioni pronunciata dalla stessa Vitti e a sua volta tratta da una poesia di Amelia Rosselli, che saranno vere e proprie emotive, antidoti, e ai quali si aggrapperà, dopo una iniziale reticenza, in una sorta di comunione d’amore e intenti, anche il marito, il sempre bravo Filippo Timi. Dunque tutto nasce e si rigenera, come dire, in un film pieno di empatia, lampi, che ci parla di quello che c’ha formato nel nostro immaginario (anche) passato, e di ciò che siamo diventati poi oggi.

“Un’idea speciale”, riassume Alba Rohrwacher

 “Avere a disposizione il materiale che riguarda Monica Vitti, immaginare un dialogo con lei è stato grande sostegno, e ha nutrito di qualcosa di inaspettato, conturbante, le nostre giornate, Ma questo scambio, né di attrice che studia e la guarda, né come spettatrice, che nutre il proprio immaginario, è stato intimo, io me la portavo dentro i sogni, arrivava li, tanto era forte il lavoro. Dentro questa (apparente) vaghezza, non di rappresentazione, c’era dentro qualcosa di profondamente autentico”.

Ma se allora certe dinamiche della nostra di memoria, servono a capire davvero quello che siamo, c’è un’immagine a cui sei più legata?, le chiediamo.
“Quella di due fiori, uno rosso, uno giallo su una pettorina di lana blu, io che li guardo, e poi vedo delle scale dell’ospedale, davo la mano a qualcuno. È un abito, un vestito di pannolenci ricamato, e nasce mia sorella quel giorno, avevo 2 anni. Allora ritorno lì, ritorno a Monica, perché Monica, perché noi, per come abbiamo cercato di raccontarla,  è quella bambina di due anni, sgretolandosi la sua memoria, lei ritorna a quel candore, a quella libertà, di qualcuno  che deve salire quelle scale. È nata mia sorella, è nata una nuova possibilità di vita con Monica Vitti”.

“Per me fu il primo costume di carnevale”, ci confida Filippo Timi. 
“Ha scelto la mamma di punto in bianco, ero un bambinetto umbro, vestito da Maharaja d’oro e damascato, con la piuma e i gioielli finti. L’anno dopo andò meglio, lo misi per 4 mesi, era quello di Napoleone, ma il Maraja, anni  dopo, guardandolo, Lo sceicco bianco, da qualche parte ha creato un collegamento, da Alberto Sordi a Monica Vitti.  Di solito quando vedi una cosa la ricordi, non la puoi inventare, la riconosci invece”.

20/10/2023
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