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Carolyn Smith e la lotta al tumore: "Me ne accorsi per merito della mia cagnolina Scotty"

“Durante la TAC avevo paura, così ho iniziato a muovere le mani, a respirare come se stessi danzando. La danza mi ha aiutata a non sentirmi solo una malata, ma una persona viva, presente, capace di reagire. Crea comunità, forza, speranza”

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In un dialogo profondo e sincero con il Corriere della Sera, Carolyn Smith – coreografa scozzese, giudice storica di Ballando con le stelle e simbolo di resilienza nel mondo dello spettacolo italiano – racconta la propria battaglia contro il tumore, l’intruso come lo chiama lei - trasformando la danza da passione in strumento di cura e condivisione.

Da oltre un decennio Smith convive con un carcinoma che l’ha colpita per la prima volta nel 2015 e recentemente ha ripreso il percorso di cura. Dopo diverse ricadute e cicli di terapia, la coreografa ha affrontato ovviamente esami complessi come la Tac, momento che ricorda con una straordinaria immagine, una metafora di un approccio mentale positivo nonostante paura e ansia. “Durante la Tac – racconta - avevo paura, così ho iniziato a muovere le mani, a respirare come se stessi danzando. Ne ho fatto un balletto”.

La danza come cura e terapia

Per Smith, la danza non è più soltanto arte o professione: è diventata terapia. La sua personale esperienza di malattia l’ha portata a elaborare e promuovere percorsi di danza pensati per chi affronta una patologia oncologica, con l’obiettivo di alleviare ansia, rafforzare l’autostima e restituire energia emotiva e fisica. Attraverso lezioni e movimenti, molti pazienti imparano non solo a muovere il corpo, ma a ripensare la propria relazione con la malattia stessa. Un'esperienza che lei ha vissuto di persona. “La danza – dice nell’intervista - mi ha aiutata a non sentirmi solo una malata, ma una persona viva, presente, capace di reagire”.

Questa visione si riflette nell’impegno concreto di Carolyn con associazioni come l’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e iniziative come  Dance for Oncology (D4O), associazione nata per offrire lezioni di ballo gratuite o supportate a pazienti oncologici in tutta Italia – un progetto che ha già coinvolto numerose scuole e strutture.

La danza, spiega Smith, “non è una terapia medica nel senso tradizionale”, ma è uno strumento potente di benessere psicofisico che aiuta a rielaborare le paure, mobilitare la motivazione e creare comunità tra persone con esperienze simili. Questo approccio, affiancato alle cure oncologiche, può favorire la qualità della vita e rafforzare il sistema immunitario grazie ai benefici psicofisici del movimento e della condivisione collettiva. “Quando balli, anche lentamente, - spiega - ricominci a fidarti del tuo corpo. E per chi è malato è fondamentale”.

Una testimonianza personale che diventa speranza

Nel corso dell’intervista, la nota coreografa torna anche sulla propria storia umana: la diagnosi, la scoperta del tumore grazie all’insistenza di un gesto semplice di una sua amica a quattro zampe – la sua cagnolina Scotty che continuava a toccarle il seno sinistro – e le difficoltà incontrate durante esami diagnostici e trattamenti. La sua lotta contro gli attacchi di panico durante la Tac e la capacità di trasformare il movimento in respiro e forza sono raccontate con un linguaggio diretto e poetico allo stesso tempo.

Smith lancia un messaggio di prevenzione e incoraggiamento: la diagnosi precoce è fondamentale e la condivisione delle proprie esperienze può aiutare altri a non avere timore degli esami e degli screening. La sua storia, ricca di energia e determinazione, vuole ricordare che affrontare la malattia non significa rinunciare alla vita, ma cercare nuovi modi per viverla pienamente.

L’ impegno sociale

Oggi Carolyn Smith – che ha scritto anche il libro Ho ballato con uno sconosciuto, edito da HarperCollins) non è soltanto un volto televisivo: è diventata un faro per tanti malati che trovano nella sua testimonianza una forma di solidarietà attiva. Con il progetto Dance for Oncology e la sua filosofia di danza come terapia, l'ex ballerina contribuisce a trasformare l’esperienza della malattia da isola di solitudine a comunità di supporto.

In un mondo in cui il tumore è una realtà che riguarda sempre più persone, la sua visione – fatta di passi di danza, respiro controllato e cuore aperto – si propone come una forma innovativa di cura integrata, di speranza e di resilienza condivisa. “Vorrei che nessuno affrontasse la malattia sentendosi solo – afferma Carolyn - : la danza crea comunità, forza, speranza”.