Non è la prima volta che i postumi del Festival di Sanremo stimolano una forma di antimeridionalismo trasformando la competizione canora in un terreno di scontro sociologico, in particolare riguardo alla rappresentazione della cultura napoletana. Nel 2024 era successo con il rapper napoletano Geolier, arrivato secondo nonostante il 60% delle preferenze al televoto, quest’anno è la volta di Sal da Vinci, anch’egli napoletano, che ha vinto il festival con “Per sempre sì”. E la polemica è stata certificata in diretta da Caterina Balivo durante una puntata di “La volta buona”.
“Per sempre sì” la più brutta del Festival
A fare discutere sui social erano state le parole di Aldo Cazzullo sul brano di Sal Da Vinci che l'11 marzo riceverà dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi la medaglia della città. Il vicedirettore del Corriere della Sera dopo avere definito la canzone “la più brutta della storia del Festival”, ha poi risposto a un lettore che gli chiedeva il motivo di questo sferzante giudizio: "Non si tratta di essere contro il popolo. 'Nel blu dipinto di blu' era una canzone popolarissima. Ed era, anzi è, una canzone meravigliosa, che esprimeva quel preciso momento storico, l'inizio del miracolo economico, e quindi la fiducia nella vita e nel futuro. 'Per sempre sì' potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone; che però le scrive per burla, per fare il verso a un certo Sud più melenso che melodico. Per fortuna sono del Sud artisti che a Sanremo avevano canzoni interessanti, come Samurai Jay e Serena Brancale".
L’affondo di Aldo Cazzullo su Sal da Vinci
Nella rubrica delle lettere del quotidiano, Cazzullo ha poi aggiunto: "Nulla contro il cantante, che è pure una persona simpatica. Resta l'impressione che l'Italia dei primi anni 2000 sia un Paese in cui chiunque possa fare qualsiasi cosa. Chiunque può allenare la Nazionale, chiunque può fare il presidente del Consiglio, chiunque può fare il capo dell'opposizione, al prossimo giro chiunque potrà fare il presidente della Repubblica; e Sal Da Vinci può vincere il festival di Sanremo". Insomma, non solo un giudizio sulla canzone e il suo testo ma una pietra tombale pure sul suo interprete.
Ancora Nord contro Sud?
La presa di posizione ha fatto discutere sui social e sulle radio di Napoli, dove era stata accolta con entusiasmo la vittoria del cantante. In particolare, diversi utenti sembrano non aver gradito l'accostamento con la camorra, rimarcando le origini piemontesi del giornalista e attribuendo la presa di posizione a preconcetti nei confronti del Meridione. E tanti hanno ricordato i fischi del pubblico a Geolier in sala durante la serata delle cover del 2024 e i commenti d'odio online (con frasi come "togliete il diritto di voto ai napoletani") espressione di un profondo pregiudizio territoriale.
La bacchettata di Caterina Balivo
Il dibattito ha alimentato anche una puntata di “La Volta Buona” costringendo il giornalista a chiamare in diretta il programma di Rai1: "Amici napoletani mi riferiscono che Caterina Balivo dice che ce l'ho con Napoli, consentimi di intervenire". Ma la conduttrice replica: "Puoi dire ai tuoi amici che non ho detto questo. Abbiamo letto quello che hai scritto sul Corriere della Sera e abbiamo spostato il discorso anche sulle canzoni napoletane. Abbiamo solo letto le tue parole e abbiamo commentato. La puntata è su RaiPlay".
La replica di Aldo Cazzullo
"Tu hai provato a dire che io non sono contento che abbia vinto un napoletano", cerca di spiegare Cazzullo che poi aggiunge: "Io amo Napoli, adoro la grande tradizione napoletana. Adoro Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Tony Esposito." Il giornalista afferma addirittura di trovare Geolier "interessante", ma conferma il giudizio su Sal Da Vinci: "Non mi piace, rappresenta senza rendersene conto quella Napoli enfatica, come la vorrebbero i nordisti che non amano Napoli."
Matrimoni e camorra
Ma Balivo non si lascia convincere e affonda: "Direttore, dire che è una canzone cantata ai matrimoni della camorra è una cosa bella da leggere?" E Cazzullo si rifugia nel più classico "era una battuta. Come era una battuta quella dopo su Checco Zalone". Ma Balivo replica ancora: "Checco Zalone ha vinto un David di Donatello battendo Laura Pausini, non è la stessa cosa rispetto alla camorra". A quel punto Cazzullo lascia la trasmissione: "Volevo solo dire che amo la canzone napoletana e che Sal Da Vinci rappresenta una musica di persone che non amano Napoli". Insomma, non pare che la telefonata sia stata riparatrice.