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[L'intervista] Susan Sarandon: “Mi sono sposata giovanissima ma l'amore non c'entra"

Intervista show di una delle più grandi attrici del mondo, con tante lezioni: "Ogni volta, quando decido di prendere parte ad una storia, chiedo ai regista, “perché lo state facendo? Alla fine non sanno rispondere"

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Cercasi Susan disperatamente...e alla fine pure noi l’abbiamo finalmente trovata. Il riferimento ad un famoso titolo del 1985, con Madonna e Patricia Arquette, in questo caso serve a raccontare invece Susan Sarandon, premiata in pompa magna al recente Lucca Film Festival, dove oltre al Premio alla carriera, è stata travolta letteralmente dall’affetto della gente, con oltre 600 persone ad ascoltarne pensieri e riflessioni, nel complesso monumentale di San Francesco, bissando quanto successo la sera prima sul red carpet.

Susan Sarandon mimetizzata fra i turisti

Una risposta che si deve ad una regina del cinema mondiale, che però, a telecamere spente (ne siamo stati testimoni) è lontana dall’essere personaggio, mostrando invece tutta la sua semplicità, curiosità, interesse, al punto da camuffarsi per la città guardando le bellezze architettoniche, come una vera turista. Insieme a lei c’è sempre una giovane assistente, avrà poco più di 25 anni, ma è ben determinata a far sì che tutto funzioni, che la cosiddetta schedule degli appuntamenti venga rispettata, e guai a stravolgerla, a inserire una variabile in più, a dare spazio ad altri giornalisti. In più, almeno in questi giorni, c’è anche una production designer (collaborazioni con Truffaut e Polanski) e amica da tempo. È proprio a lei a “sconvolgere” e ad allestire il set durante le uniche due interviste video concesse. Quella che era una meeting room, in pochi minuti, diventa un set nel quale tutti si adoperano simpaticamente a spostare poltrone e piante, vasi e tavolini, perché, dice, la luce deve essere giusta, così le inquadrature, bisogna far quadrare gli abbinamenti cromatici e costruire armonia.” Chi è lì assiste ad un assaggio di star system.

Sarandon si sorprende ancora

Ma torniamo al bagno di folla. Lei si emoziona, si commuove, ma non mai è qualcosa di circostanza, di recitato, come potrebbe sembrare, è il calore umano transgenerazionale che di fatto la sorprende ancora a distanza di tempo, al punto da fare ripetere più volte “sono molto sorpresa”. D’altronde nelle sue radici scorre molto Italia, dalla Sicilia (a Ragusa) fino proprio alle terre toscane di Lucca e dintorni. Ricordi d’infanzia, memorie che si riannodano e la fanno sciogliere.

L'attrice che incarna l’essenza del cinema

Susan Sarandon incarna probabilmente l’essenza del cinema, come poche riescono a trasmettere. Ci riesce perché in lei convivono più esperienze. Non solo perché è tra le più brave e riconosciute attrici del cinema globale, tra la più navigate (a giorni compirà 77 anni), delle donne dello spettacolo, Susan la combattiva è oltremodo una voce sul campo e tra le gente, nessuno gli chiede se è mai stata vicina in politica per dire, rivendicando su problemi e lotte d’attualità, riguardo la parità dei diritti civili, di salario, sulla produzione di fossili in America, e stando chiaramente in prima con i colleghi dei Sag-Aftra, che ancora devono trovare una risoluzione al loro storico sciopero. Eppure, racconta: “All’inizio ero molto timida, non ho mai sognato di fare l’attrice. Qualche recita insieme ai miei 9 fratelli, ma per la maggior parte scrivevo, semmai. L’unica cosa che volevo era andare via dal New Yersey, scoprire il mondo a New York”. A 17 anni incontra il (futuro) primo marito, Chris Sarandon (il cognome lo ha tenuto da quel momento, ndr). “Lui aveva 6 anni più di me, faceva sempre il protagonista, insomma se mettevano in scena Shakespeare lui era per forza Romeo. Siccome non volevo più vivere con i nonni, allora l’unico modo per stare con il tuo compagno era sposarlo. Poi mi sono laureata. L’inizio di tutto? Mi capitò di partecipare ad un progetto a basso budget, si rivelò un colpo di fortuna, parlava di ribellione, e proprio in quel periodo di fronte a Wall Street furono davvero picchiati degli hippies. Insomma il film (si riferisce a La guerra del cittadino Joe) che poteva rimanere inosservato, diventò l’Easy Rider del momento ed ebbi la ribalta. Avevo abbastanza debiti da saldare, inizia poi a lavorare in alcune soap opera, a Broadway. Così è cominciato”.

Il resto della storia ci continua a parlare di un’attrice che nell’immaginario non può essere classificata, ma il cui nocciolo dei film, da Dead Man Walking (Oscar come miglior attrice protagonista nel 1996) a L’Olio di Lorenzo, passando per Thelma & Louise, si può riassumere in una parola sola, l’amore. È lei a confermarlo. E forse, aggiungiamo, al suo desiderio di libertà, di emancipazione artistica, al non omologarsi a ciò che la circonda.

“Fare film è come andare ad Ovest, per trovare l’oro, mentre il set è paragonabile ad una tribù. La destinazione cambia sempre, si impara tanto, è una lezione di compassione ed empatia, ogni ruolo ti fa scoprire personaggi, donne, che apparentemente non hanno a che fare con te. Ma in fondo non è così, al contrario scopri di realizzare delle cose che non pensavi di avere dentro di te. Quando feci Rocky Horror Show dissero che era a favore della comunità omosessuale, qualcuno, dopo aver visto Thelma & Louise, si è talmente immedesimato da prendere e partire. Io sono molto fortunata ad averli fatti. E ogni volta, quando decido di prendere parte ad una storia, chiedo ai regista, “perché lo state facendo?

Molti alla fine non sanno rispondere”. I film ti devono suscitare nuovi pensieri, modi di vedere la realtà.

Per me è successo quando vedi Il conformista di Bernardo Bertolucci, lo incontrai quando lavoravo con Louis Malle (sul set di Atlantic City, ndr). Recentemente ho portato mio figlio Jack a vederlo per la prima volta in sala, oggi è anche lui un regista e scrittore. Si è illuminato, ed io con lui, per quella modernità di linguaggio.

Sul powerment delle donne, lei ribatte. “Beh penso che la cause delle donne sono anche quelle degli uomini, non separerei le cose. Parlo di poter vivere liberi, sicuri, e godersi la vita nel miglior modo possibile e come si vuole.

Questa è la causa. La vera sfida è trovare vie giuste che ti portino a vivere e alla verità. Oggi se in America lotti per qualcosa, rischi presto di diventare un bersaglio, io agli altri chiedo di portare invece avanti i valori in cui si crede, di non educarsi alle circostanze. Credo sia cruciale per poter essere pronti, poi, a scendere in strada e cambiare le cose”.

L’ultima stoccata riguarda le piattaforme. “Amazon non avrebbe mai potuto realizzare un capolavoro come Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore. C’è troppo controllo delle società e meno teatri indipendenti, distribuzione diversa, mi domando se le persone che hanno potere hanno interesse a fare cinema, o è solo merce per incassare soldi. Vediamo anche ruoli femminili interessanti, ma il problema è la struttura economica. Netflix, ad esempio, non è equa, o giusta con nessuna. Io neanche la guardo. Direi che dopo questa risposta, dubito mi vediate un giorno lì”.

06/10/2023