“Scavare un personaggio così per un attore è come andare al parco giochi. Io sono andata a ripescare tutte le persone negative che ho incontrato nella mia vita, tutte quelle arrampicatrici sociali che prima o poi a tutti è capitato di incontrare”. Periodo super impegnato e decisamente positivo per Nancy Brilli, che dopo la parentesi televisiva di “Ballando con le stelle”, nel corso della quale si è fatta valere davanti a una giuria spesso punitiva, è tornata alla recitazione e al suo grande amore per il teatro ma si sta anche divertendo un mondo in radio, a “Un giorno da Pecora”.
In teatro, al Quirino di Roma, è in scena con “Il padrone”, una commedia noir di Gianni Clementi ambientata nell’Italia degli anni Cinquanta, capace di creare suspence, divertire ma soprattutto far riflettere. Lei è Immacolata Consalvi, donna arida, cattiva, manipolatrice che dall’oggi al domani insieme con il marito si ritrova intestataria di quattro appartamenti e due negozi: il loro padrone, infatti, è un ebreo catturato e deportato lontano dall’Italia durante la Guerra che in conseguenza delle leggi razziali si era affidato a dei prestanome per mettere al riparo i propri beni dagli espropri. Tutto precipita dopo 10 anni, quando il padrone creduto ormai morto, si presenta a reclamare le sue proprietà.
Il denaro corrompe...
“Per lei è un mezzo per fare una scalata sociale. Lei dice sempre: “Io a far la serva non ci torno”. Lei e il marito facevano la fame, quando poi il padrone sembra tornare, il marito vorrebbe restituire tutto indietro perché è una persona per bene. Lei no, figurati”.
Che cosa ti sta dando questa storia?
“La voglia di riflettere. Vivi una vita comoda, sapresti rinunciarci? Io per esempio so già che a me non potrebbe accadere la tentazione di aggrapparmi a dei beni che non sono miei. Ma lei utilizza tutti per i suoi turpi scopi, vive per ostentare, per far vedere agli altri quanto è ricca, quanto è signora, cosa assolutamente falsa. È proprio il mio contrario e perciò è una bella sfida”.
Per te cosa rappresenta il denaro? C'è stato un momento nella tua vita in cui magari avendo la disponibilità di poter spendere senza problemi ti sei accorta che ti stava sfuggendo di mano?
“Il denaro è una brutta bestia però è anche una bestia che ti consente di vivere una vita comoda. E di aiutare le persone. Io nella mia vita da adulta ho avuto la possibilità di aiutare un sacco di gente e se non avessi avuto del denaro guadagnato non so come avrei potuto fare. Ci sono delle cose per le quali la buona volontà non basta. Quindi il denaro è un'ottima cosa se ti permette di fare delle cose positive e comunque ti consente di stare comodo, di non avere difficoltà. Il troppo denaro invece, come ho visto tante volte nella mia vita, fa malissimo. Ho visto tanti figli di persone benestanti essere totalmente privi di iniziativa, privi di desideri. Una cosa che ho curato molto con mio figlio quando era bambino era il desiderio perché vedevo tanti bambini che non facevano in tempo a desiderare una cosa perché già ce l'avevano. E questo non porta da nessuna parte, non ti dà stimoli, non ti dà energia. Arriva un certo momento che poi dici perché si drogano? Eh, perché non hanno attenzione, perché hanno già tutto e perché che cosa rimane da comprare se non quello”.
Questa pièce si sarebbe dovuto intitolare “L’ebreo”. Perché avete dovuto cambiare titolo?
“Abbiamo avuto un sacco di difficoltà, pur non prendendo nessun tipo di riferimento contemporaneo, pur parlando di un fatto lontano nel tempo perché è un fatto che per la popolazione ebraica non fosse possibile avere dei beni e quindi si cercavano dei prestanome. Non è una cosa su cui puoi avere un punto di vista, è un dato di fatto”.
In pratica i teatri non hanno voluto quel titolo?
“Sì, non lo volevano. Allora abbiamo parlato con l’autore, Gianni Clementi che ci ha detto detto che tanto il romanzo si chiamava “Il padrone” e che quindi avremmo potuto utilizzare quel titolo”.
Dietro questo mancato accoglimento c’è un segno di insofferenza rispetto a Israele o addirittura un certo antisemitismo?
“Spero che non sia nulla, che non sia antisemitismo. So che a Milano hanno avuto delle minacce e che sono stati dati alle fiamme dei cassonetti vicino al teatro. Ovvio che nessuno voglia problemi ma non credo si tratti di antisemitismo. Ci tengo a precisare che lo spettacolo è sotto forma di commedia, ma attraverso la commedia si possono dire cose importanti. La domanda di fondo è: “sei una persona per bene?”. Che cosa avresti fatto tu al posto di queste persone?”.
In questo periodo però stai anche conducendo alla radio “Un Giorno da Pecora”. Come ti trovi?
“Il fatto è che io non riesco a stare ferma, mi annoio moltissimo senza far niente. La radio è un'esperienza nuova e sono felicissima di farla perché il nostro è un programma che nasce sulla parola, sulla provocazione, sulle interviste veloci. Insomma, è una bella prova, devi essere super presente. E la sfida è provocare un po' i politici che vengono. Ma senza offendere nessuno. Noi giochiamo e provochiamo”.
Ti piacerebbe continuare?
“Sì, perché mi sto divertendo molto. Adesso vediamo, perché comunque c'è Geppi Cucciari. Non so se tornerà, ma sta facendo tante cose anche lei”.
E “Ballando” che cosa ti ha lasciato?
“Una conferma e cioè che io piaccio alle donne. Ed è una cosa che mi riempie di orgoglio. Ho lasciato un segno positivo per il femminile, con le scelte che ho fatto, con il non scendere a compromessi e questo mi piace moltissimo. E poi ho imparato a gestire meglio i social e ad avere un rapporto più diretto col pubblico”.
E gli scontri con Selvaggia Lucarelli?
“Ho avuto un attacco veramente di cattivo gusto. È successo quando il io cane Margot è morto e lei se ne è uscita con la faccenda del “bonus cane morto”. Poi l’ha definita una battuta infelice… E poi c’è stato un altro momento in cui, dopo aver premesso che non mi piace la rissa televisiva, ho risposto a tono. Con questo ho dimostrato che lo so fare ma che non lo voglio fare”.
E così gli attacchi sono finiti?
“Figurati, mi hanno eliminata”.
E ora? Cosa vorresti fare?
“Sicuramente una regia. E prima di dire che è troppo tardi, che è passato troppo tempo, voglio fare un ruolo in cinema che non sia commedia. Oppure che sia una commedia di quelle che piacciono a me, quelle che si facevano una volta, un po' come faceva mio suocero, Nino Manfredi”
Mi ricordo che nell’ufficio di Maurizio Costanzo c’era un quadro con i tuoi occhi. Lo avevi dipinto tu, giusto?
“Sì, lo avevo fatto per una mostra . Lui l’aveva visto, gli era piaciuto e me l'aveva chiesto. Eravamo amici”.
È stato importante per la tua carriera?
“No, la persona a cui devo dire grazie è pasquale Squitieri che mi scelse per il mio primo film. E poi tutto il gruppo del Sistina perché io non ho studiato a scuola ma ho studiato con i migliori. Lì c'erano Garinei alla regia, Iaia Fiastri e Bernardino Zapponi come autori, Franco Miseria come coreografo, Trovajoli faceva le musiche e Folco faceva i costumi. In pratica tutti i migliori. Io studiavo tre ore al giorno e poi facevo le prove. Con Costanzo però ci facevamo delle grandi chiacchierate. Credo che non avesse tante persone con cui confidarsi. Un giorno andai a mangiare con lui. Faceva questi pranzi per due con il cameriere in cui ci mangiavamo un'alice e una foglia di insalata. E mi disse: “Mi devo sfogare, diciamo le parolacce”. Così abbiamo cominciato a dirne di tutti i colori e pure a inventarcele”.
E con Luca Manfredi, il tuo ex marito, ti piacerebbe tornare a lavorare?
“Sì, molto, anche se lui in questo periodo si ata dedicando soprattutto alle biografieVedremo”.
Qual è l'insegnamento più grande che credi di aver dato a tuo figlio, a Chicco, che adesso 26, anni?
“Il rispetto degli altri, del lavoro. E la regola aurea, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.
E per l’amore c’è spazio nella tua vita?
"Ho pochi amici scelti, persone su cui posso veramente contare. Ma l’amore romantico in questo momento non c’è”.