Nicoletta Manni: "Io che danzo alla Scala con mio marito e quello strano consiglio di Carla Fracci"

Che fosse una fuoriclasse già lo si sapeva, ma ora Nicoletta Manni brilla ancor di più nel firmamento delle grandi ballerine: fresca di nomina quale étoile del Teatro alla Scala di Milano, è protagonista del balletto Coppélia, che alla prima ha riscosso grande successo

Foto Ansa e Instagram

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“La prima fotografia in cui indosso delle scarpette da ballo risale a quando non avevo ancora tre anni: danzavo da un paio di mesi appena e stavo per debuttare davanti a un pubblico”. Sono passati quasi trent’anni da quel giorno, e le scarpette non l’hanno più abbandonata. Nicoletta Manni è oggi la nuova étoile del Teatro alla Scala di Milano: «Signore e signori, scusate se interrompo gli applausi - ha detto il sovrintendente della Scala Dominique Meyer al termine di un’intensa recita di Onegin lo scorso novembre, scardinando una consuetudine del tempio della musica e della danza-.  Faccio tanti complimenti a Nicoletta Manni, ballerina speciale, fantastica. Quando una ballerina brilla così fra le stelle da anni, si possono cambiare le regole e quindi su proposta di Manuel Legris ho il piacere di dare a Nicoletta il titolo di étoile».

La prima volta

Una nomina fatta per la prima volta sul palco, quello stesso palco su cui volteggia ora interpretando il ruolo di Swanilda (anche questo un debutto per lei), protagonista del balletto Coppélia, un amatissimo classico del repertorio ottocentesco, rappresentato per la prima volta nel 1870 all’Opéra di Parigi, che inaugura la Stagione di Balletto scaligera in una nuova veste, frutto della creatività del coreografo Alexei Ratmansky.

Un balletto divertente

“Una Coppélia nuova, energica, frizzante -racconta Manni-. E’ un balletto tecnicamente e stilisticamente difficile, ma nello stesso tempo bilanciato da un umorismo che lo rende speciale e divertente, e che offre al pubblico un messaggio positivo. Sono molto felice di aprire la stagione con un nuovo titolo e con un nuovo ruolo; affronto Swanilda per la prima volta, ma ho già lavorato con Ratmansky sia nel Lago dei Cigni che nella Bella Addormentata. Questa sua Coppélia non è una ricostruzione ma è una nuova creazione; in questo senso il balletto è molto contemporaneo, sia per le situazioni che vengono rappresentate, come il rapporto tra uomo e donna, che per il carattere “femminista” di Swanilda, che risolve quanto accade un po’ alla sua maniera. E’ una figura che ha un’evoluzione all’interno del balletto e in cui ho ritrovato una grande attualità; è forte, decisa, sensibile, con uno spiccato senso dell’umorismo. Da adolescente diventa donna, passa diverse fasi, dalla gelosia alla complicità con le sue amiche, sino allo sviluppo della vita, con il lavoro, la maternità, la felicità insieme a un uomo. Ho cercato di seguire tutte le indicazioni del coreografo, immedesimandomi realmente in questo nuovo personaggio, che ha veramente tante sfaccettature e delle caratteristiche in cui mi ritrovo, tant’è che mi diverte pensare che si ritrova in parecchie situazioni che riflettono la mia vita reale. Insomma, un balletto completo, che mette a dura prova i ballerini, perché è davvero una sfida; ma la combinazione con anche delle “gag” lo rendono molto interessante per noi, così come per il pubblico, ritengo”.

Dieci minuti di applausi alla prima

E su questo non c’è ombra di dubbio, considerando che chi ha assistito alla “prima” ha tributato ben dieci minuti di applausi alla danzatrice, dimostrando grande apprezzamento  per l’opera e per tutta la compagnia.

Sul palco col marito

Sul palco, accanto a Nicoletta, anche il marito, il primo ballerino Timofej Andrijashenko: un trionfo professionale e di coppia per i due artisti, che si sono sposati lo scorso agosto a Galatina, in Puglia, festeggiando con tanti protagonisti del mondo della danza nazionale e internazionale, Roberto Bolle in primis, testimone e grande amico di entrambi. Un ritorno alla terra di origine di Nicoletta, nata a Santa Barbara, paesino vicino a Galatina, in provincia di Lecce, dove sin da piccolissima è entrata in contatto con il mondo delle punte e dei tutù.

“La gioia di danzare”, il libro

Come racconta nell’interessante e sincero libro La gioia di danzare, uscito di recente per Garzanti, la madre Anna, insegnante di danza, l’ha sempre portata con se anche al lavoro: “Guardavo le allieve di mia madre alla sbarra, le osservavo tendere e piegare la gamba, curvare il piede, ammiravo la loro schiena diritta e insieme flessuosa. E presi a imitarle. Come una mina vagante m’infilavo ovunque, seguivo tutte le lezioni, insistevo a esercitarmi con le altre bambine, pretendevo di imparare. Mia madre ben presto dovette arrendersi. Non so quando ho iniziato a pensare alla danza come a un futuro possibile. Ballare e sempre stato il presente: un gesto quotidiano, naturale e necessario come rispondere all’istinto di bere o mangiare. Non ricordo una vita senza la danza, non esiste un prima”.

Il consiglio di Carla Fracci

Il resto è storia: l’ammissione all’Accademia del Teatro alla Scala a 12 anni, l’esperienza allo Staatsballett di Berlino, poi di nuovo la Scala, i ruoli principali del grande repertorio romantico e postromantico, dallo Schiaccianoci alla Bella addormentata nel bosco a Giselle,  l’amicizia con Roberto Bolle, la collaborazione con Carla Fracci, di cui serba un ricordo indelebile: “Cio che accadde durante le ore di prova con Carla Fracci fu una trasfigurazione del mio modo d’intendere Giselle, che pure ormai interpretavo da anni e credevo di conoscere come una sorella.  «Sii meno ballerina. Abbi piu passione, piu pieta». Meno ballerina. Dopo aver costruito e poi perfezionato per venticinque anni di studio ogni passo, e imparato in ore e ore di allenamento a controllare ogni muscolo del mio corpo, ora la signora Fracci mi incoraggiava a dimenticarmene: dovevo concentrarmi sull’intenzione e far seguire la tecnica. Come se questa fosse un carattere intrinseco al movimento, una sua naturale conseguenza. L’arte accade quando la tecnica scompare. «Lascia che si esprima libero cio che senti, da’ spazio all’istinto -le disse Carla Fracci-. Perche danzare e anche creare in scena ogni giorno qualcosa di diverso». “Fu questo, tra tutti i suoi insegnamenti, quello che portai con me sulla scena davanti al pubblico immenso e invisibile della Rai -confessa Nicoletta Manni- e che tuttora mi accompagna spettacolo dopo spettacolo, in ogni singola esibizione”.

La danza e l’amore

E poi ci sono la complicita e l’amore nati con il collega e ora marito Timofej Andrijashenko, che lei chiama affettuosamente “Tima” (lui le si è romanticamente dichiarato sul palco dell’Arena di Verona), e col quale ha condiviso anche i difficili momenti della pandemia. “Se e vero che per un danzatore il confine tra la sfera lavorativa e quella privata e molto labile, per una coppia che condivide la stessa avventura professionale e la stessa passione quel confine rischia di dissolversi. Ecco perche abbiamo creato per noi uno spazio «altro», in cui sfuggire alla tentazione di ripercorrere, fosse anche solo nel corso delle nostre conversazioni, i passi provati per ore in sala. Uno dei segreti della nostra felicita sta proprio nel vivere «qui e ora», senza eccezioni. Cogliamo al volo le occasioni, anche le piu piccole, e godiamo della qualita racchiusa in ogni momento. Non bisogna dare nulla per scontato, mai”. 

La danza come una meditazione

La danza, l’interiorità, la ricerca di sé e le nuove sfide. “La danza e per me una forma di meditazione, un gesto che, mettendo in contatto il corpo e lo spirito, acuisce la mia percezione del mondo -sottolinea l’étoile sempre nel suo libro La gioia di danzare-. Ballare e il modo piu naturale che conosco per esprimere cio che provo: e cosi che elaboro le mie emozioni, sciolgo un nodo di dolore o celebro una gioia. Ogni volta che mi presento davanti al pubblico varco la soglia di un’altra dimensione, dove esiste soltanto la liturgia della danza. Qui, la sacralita del rito e la sensualita dell’arte magicamente convivono. La materia del corpo da forma alla mia interiorita, ascoltare il ritmo del mio respiro armonizza le dissonanze del cuore. Qualcosa di straordinario accade: e come se si spezzasse la sottile membrana che separa l’io piu profondo dalla manifestazione esteriore di se. Nella danza si dissolve lo scarto tra realta e desiderio, la mente si acquieta e, ovunque io sia in quel momento, sento di essere a casa.

Il futuro

Oggi mi trovo forse nella fase piu esaltante della mia carriera. Non so che cosa mi riservera il futuro, ma cio che vedo davanti a me e la promessa di nuove sfide. Aver trovato il mio posto nel mondo e la piu grande conquista cui potessi aspirare, e se ci sono riuscita lo devo proprio alla danza. A tutte le bambine e alle giovani donne che nella fatica fisica hanno scoperto le potenzialita del loro corpo, nel movimento l’amore per la bellezza, nella danza la gioia e l’orgoglio di essere se stesse, auguro di identificarsi sempre in cio che fanno. Perche ora so con certezza che l’unica cosa che davvero conta, quando la mattina mi alzo e mi preparo ad affrontare un nuovo giorno, e proprio questa: guardandomi allo specchio, io mi riconosco”.

Coppélia, il programma

Le rappresentazioni. Coppélia è in programma fino al 13 gennaio, Nicoletta Manni sarà sul palco nelle repliche del 9 gennaio e della sera dell’11 gennaio; accanto a lei Timofej Andrijashenko nel ruolo di Franz e Christian Fagetti in quello di Coppélius. Con questi interpreti, il balletto sarà ripreso da Rai Cultura e trasmesso in Italia il 28 dicembre alle ore 21.15 su RAI 5 e su RAI Play (sui circuiti cinematografici italiani e internazionali in data da definire). Nelle recite del 31 dicembre (alle ore 18) e 5 gennaio, a ricoprire i ruoli di Swanilda, Franz e Coppélius saranno Alice Mariani, Nicola Del Freo e Massimo Dalla Mora; Camilla Cerulli, Claudio Coviello e Matteo Gavazzi saranno protagonisti nelle rappresentazioni del 29 dicembre e nella pomeridiana del 13 gennaio; Martina Arduino, Marco Agostino e Massimo Garon della pomeridiana dell’11 gennaio e della serata conclusiva del 13 gennaio. Sul podio Paul Connelly a dirigere l’Orchestra della Scala (teatroallascala.org)

 

22/12/2023
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