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Serena Brancale: "A Sanremo per mia madre morta all'improvviso. Le lacrime? Non le tratterrò"

Il podio del Festival sembra nel suo destino con la bellissima canzone "Qui con me". "Mia madre si chiamava Maria De Filippis, scherzavamo sul suo nome. Avevamo un rapporto simbiotico" ed è morta sei anni fa: "

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Il podio di Sanremo quest’anno sembra nel suo destino. Serena Brancale, forte di una lunga gavetta, di una voce dall’estensione incredibile e di una precisione tecnica straordinaria, ha cambiato completamente registro: la scatenata interprete di “Anema ‘e core”, con cui si era presentata l’anno scorso, ha lasciato il posto a una sofisticata lady che canta una ballad intensa e autobiografica dedicata alla madre, Maria De Filippis ("quanto scherzavamo sul suo nome"), morta improvvisamente sei anni fa. Serena glielo aveva promesso: “sarò la tua voce”, aveva scritto sui social e ora in effetti sentendola catare “Qui con me” si ha davvero l’impressione che la cantante pugliese e la sua mamma siano più vicine che mai. Serena in questi giorni è a Milano nel tipico caos che precede ogni Festival ma trova il tempo di raccontarsi con sincerità e con grande umiltà.

Perché sono stati necessari ben sei anni per scrivere questo brano?

“Secondo me è stato il tempo giusto per trovare le parole giuste, per dedicare a mia madre una lettera d'amore e non qualcosa di straziante o troppo angosciante. Era il tempo necessario per essere all'altezza di questo momento. Non è per niente facile, perché è successo tutto così all’improvviso. Io e lei lavoravamo insieme, avevamo un rapporto simbiotico con lei. Lei era musicista, era una cantante, aveva una scuola di musica, lavorava nell'arte, organizzava concerti. E qualche volta le capitava di organizzare anche qualcosa dove io cantavo. Oppure quando era libera e io facevo dei concerti, veniva con me, per darmi una mano. Non eravamo proprio madre e figlia, eravamo molto di più. Io ero la sua figlia preferita. Lo diceva ridendo, tranquillamente, perché era vero, io ero la figlia che cantava, invece mia sorella Nicole è una pianista e una direttrice d’orchestra”. 

Sarà anche quest'anno la tua direttrice d’orchestra?

“Sì, sarà sul palco con me, non potrei guardare nessun altro negli occhi mentre canto. E poi c'è mio fratello Lele che ha 23 anni. È arrivato quando mia mamma ne aveva 43. Un bambino meraviglioso che ci ha riempiti di amore e di gioia. E in questi sei anni io e mia abbiamo cercato di essere molto materne nei suoi confronti”.

Ascoltando la tua canzone è inevitabile pensare che ci saranno delle standing ovation all’Ariston. Hai messo in conto di non riuscire a trattenere le lacrime?

“Mi lascerò andare all'emozione ma non ti nascondo che ho dei pensieri oltre alla dedica che faccio a mia madre. Penso a mio padre, a quanto ci ho messo per arrivare a cantare questo brano, alla determinazione che ho. E tutto questo mi aiuta a pensare che devo cantare come una cantante, prendermi la responsabilità. La mia sarà un’emozione controllata dalla responsabilità. Il fatto è che in questa canzone ho tutta l’energia mentale che ho, c'è l'amaro in bocca di qualcosa che se ne è andato per sempre. Ma in questi anni ho lavorato tanto, per me e per lei e spero che questo brano sia un racconto di forza anche per tutte le persone che hanno vissuto e vivono questa mancanza. Un canto di cura, una nostalgia”.

Cosa ti ha insegnato la gavetta che hai fatto?

“Che non finisce mai, non ha un inizio, non ha una fine. Si studia sempre nel senso che ogni ragazzo che incontri ti insegna ad essere più empatica. E poi cerco di imparare meglio l'inglese, di essere più organizzata nei viaggi. Tante piccole cose che ti insegnano essere più sincera possibile, ad essere anche molto sincera con te stessa, a capire le cose giuste da fare. L’Anno scorso per me era giusta “Anema ‘e core”, quest’anno invece sono un'altra persona. E tutti questi diversi colori fanno parte di me”. 

Con la partecipazione a Sanremo dell’anno scorso è arrivato anche il grande successo? Ti ha cambiata? Se sì, come?

“In realtà ora che ho i capelli castani non mi fermano per strada. Il biondo era tremendo, è stato bellissimo. Ma ora col castano la gente per strada mi guarda per capire se sono io ma intanto la strada è finita e quindi devo girare. Comunque per me il successo vuol dire maggiore responsabilità. Nel fare le cose giuste, nel curare ogni singolo dettaglio”.

Hai preventivato la vittoria? Ti agita questo pensiero?

“Non mi agito perché mi rendo conto che siamo trenta cantanti in gara, che ognuno ha la sua verità, una storia da raccontare e quindi non mi sento prima rispetto a nessuno. Poi io non sono competitiva per niente. Può essere un difetto perché mi godo le cose per quelle che sono. Ho la “cazzimma” per fare 40 date senza respirare, ma non ho quel senso di competizione nel sangue, quello che ti fa dire “ora spacco tutto”. Però questa è anche una cosa che mi piace. Rivendico quella che sono”. 

Mi descrivi tua mamma? Che tipo era?

“Grazie per la domanda, che è difficile perché mia madre aveva tante idee, era un vulcano in piena: dipingeva, organizzava, cantava, le piaceva creare vestiti, acconciature. Era una creativa pazzesca. Era impegnativa perché era molto sicura delle sue cose, aveva sempre le idee chiare, colta, curiosa, viaggiatrice. L’altra arte della medaglia era che parlare con lei era molto impegnativo perché era molto protagonista della scena. Credeva tantissimo in me ma non ha fatto in tempo a vedere il mio successo. Lei si è vissuta il periodo dei club e si rendeva conto che le cose funzionavano alla grande. Così poi io ho continuato a lavorare  perché dovevo farlo per me e per lei”. 

La sua morte è stata improvvisa?

“Sì, io stavo insegnando e mia sorella mi ha chiamato ha chiamata dicendomi di venire a Bari. Ci eravamo scritte il giorno prima, ma quando sono arrivata non c’era già più. E non ho fatto in tempo a salutarla”.