Violenza sulle donne: cara Boldrini, chiudere la Camera agli uomini è inutile e dannoso

Si parla tanto della necessità di coinvolgerli nella lotta agli abusi e poi li escludiamo, come se fossero tutti colpevoli

Violenza sulle donne cara Boldrini chiudere la Camera agli uomini è inutile e dannoso

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Sabato 25 novembre è la Giornata contro la violenza sulle donne e, come ogni anno, sono numerose le iniziative per rinnovare il messaggio di lotta ai soprusi di cui è vittima il genere femminile. Ma fra tutti i cortei, falsh-mob, concerti, rappresentazioni teatrali e mostre ce n’è una di cui non sentivamo il bisogno: quella della presidente della Camera, Laura Boldrini, che proprio per sabato ha aperto la Camera dei Deputati alle donne, solo a loro e gli uomini fuori. Si parla tanto della necessità di coinvolgere gli uomini nella lotta alla violenza e poi li escludiamo, come se fossero tutti colpevoli.

L’iniziativa che non serviva

'Per la prima volta l'Aula di Montecitorio sarà aperta solo alle donne, alle vittime di violenza e a chi le sostiene”, recita la nota che annuncia '#InQuantoDonna', il titolo dell'evento. “Per l'occasione, non solo l'Aula, ma anche le altre sale della Camera saranno aperte per accogliere le oltre 1300 le donne provenienti da tutta Italia: quelle che hanno subito violenza o che con la violenza hanno in qualche modo a che fare. Lo scopo di questa giornata - ha aggiunto la terza carica dello Stato - è dar loro attenzione e ascolto, ma anche sensibilizzare il Paese su questo tema che riguarda tutti, non solo le donne. Perché sono gli uomini gli autori della violenza e l'inversione di rotta non può che venire da loro. Ecco perché è importante che si facciano avanti, isolando i violenti, senza imbarazzi o timidezze'. Il messaggio sembrerebbe rivolto agli uomini quindi, ma proprio loro non ci saranno, non potranno ascoltare l’invocazione d’aiuto che pure la presidente gli ha indirizzato.

“Gli uomini non ci lascino sole”

Laura Boldrini è donna che si è spesso spesa personalmente per la causa e quindi non sono in dubbio le sue ottime intenzioni, ma a volte anche coi migliori propositi si sbaglia. Si dirà che si tratta di un evento simbolo, ma i simboli contengono dei messaggi e il messaggio in questo caso è contraddittorio. 'Ai violenti dico che non ce la faranno - aggiunge Boldrini - Potranno dare tutte le coltellate che vogliano, sparare, ma non ce la faranno a sottometterci, a sottomettere noi e le nostre figlie. Andremo solo avanti. Agli uomini non violenti mi voglio rivolgere: penso che sono troppo silenziosi. Se volete davvero bene alle donne, fatevi avanti! Dovete stare con noi in prima linea'. 'Perché solo noi scendiamo in piazza? Perché i nostri uomini non si sentono parte in causa? La violenza contro le donne è un problema degli uomini e sono loro che si devono fare avanti'.

Tutti uguali i maschi cattivi

Il messaggio voleva essere “tutte dentro: vittime e non”. Ma quel “tutti fuori” è per violenti e non. Come crediamo che possa essere percepito questo evento dagli assenti ai quali si chiede aiuto? Il rischio è quello di uniformare tutto il panorama maschile a quello dei violenti, facendo pensare che sia l’uomo in quanto tale ad essere oppressivo. Per parlare di abusi esercitati da uomini ci chiudiamo nel ghetto e puntiamo il dito su tutti indistintamente, l’ideale per ottenere una reazione: chiusura a riccio.

Solidarietà maschile, un miraggio

Si dirà che non ci dovrebbe neanche essere bisogno di chiederla la solidarietà maschile. Ed è vero ma tant’è, e con questa situazione dobbiamo fare i conti. Continuare a colpevolizzare l’universo maschile non aiuterà nessuno. Perché è questo che fa spesso la retorica della lotta alle violenze di genere, lo stesso retrogusto amaro che ha pure un certo modo di celebrare l’otto marzo. Quello sguardo in tralice indirizzato ai maschi tutti: potenziali stupratori, autori di femminicidi o di molestie. È una vecchia tattica quella di stimolare sensi di colpa: una strategia in cui sappiamo essere maestre. Smettiamola tutte perché questa contrapposizione nuoce a uomini e donne insieme.

Lavorare con, non contro

Qualcuna dirà che sono gli uomini ad opprimerci ed è da loro che dobbiamo difenderci, ma non è vero. Non sono “gli” uomini: sono “alcuni” uomini.
Quello delle rivendicazioni femminili che assumono l’aspetto di una contrapposizione donna-uomo, è un tema dibattuto da tempo all’interno del femminismo. Fu proprio quella contrapposizione a fare dire alla scrittrice Marguerite Yourcenar: “Ciò che mi inquieta nel femminismo d’oggi, col quale mi trovo completamente d’accordo quando si tratta dell’uguaglianza dei salari a parità di merito…, è un elemento fastidioso. È l’elemento di rivendicazione contro l’uomo. Una tendenza a porsi contro l’uomo in quanto donna, che non mi pare naturale, che non mi pare necessario, e che tende a creare dei ghetti. E di ghetti ne abbiamo già abbastanza. E io vorrei vedere le donne pensare a una specie di fratellanza umana, anziché opporsi in un gruppo contro un altro gruppo.”

24/11/2017
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