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Antonella Milella: "La mia passione per il calcio è stata più forte dei pregiudizi"

La centrocampista racconta "I maschi giocavano a calcio e le bimbe a...non lo so....io ero sul campetto con i maschi. Il mio idolo è stato Paolo Maldini"

Antonia (per tutti Antonella) Milella nata a Bari, 40 anni, centrocampista, attualmente allo United Romagna Women è l’emblema della giocatrice modello che tra mille ostacoli riesce sempre a trovare una strada che le permette di poter conciliare e incastrare al meglio la passione per il calcio con gli inderogabili impegni legati al lavoro ed alla maternità. Ha cambiate tante città per seguire gli impegni di lavoro del suo compagno di vita ma nel frattempo ha sempre giocato a calcio, si è laureata, ha sempre lavorato ed è diventata mamma.

Ciao Antonella, perché hai deciso di giocare a calcio?

“Ho iniziato a giocare a calcio sin da piccolissima nel cortile di casa, qualunque fosse. Già dalle elementari ho cambiato spesso abitazione e città ma non ho mai smesso di sporcarmi per strada pur di giocare. Trent'anni fa ero una “rarità”, un maschiaccio a detta di molti, ma non mi è mai interessato anche se inteso in senso dispregiativo. Per me era un vanto, era ciò che mi distingueva dalle altre bambine “ballerine”. Bastava un pallone e qualche sasso, poi i giocatori arrivavano un po' qui e là ed iniziava il divertimento. Bisognava solo stare attenti alle macchine e a non perdere il pallone. Mi ricordo come se fosse ieri che in 5^ elementare si dividevano maschi e femmine. I maschi giocavano a calcio e le bimbe a...non lo so....io ero sul campetto con i maschi. Il mio idolo indiscusso è stato Paolo Maldini.

Non essendoci squadre femminili nei dintorni, ho comunque fatto altri sport a livello agonistico come la pallavolo e soprattutto la pallamano dove ho anche giocato in A2 a soli 13/14 anni. Ma il mio pallino fisso era solo uno....il calcio. Avevo anche iniziato ad allenare i “primi calci” nel campo vicino casa quando a 15 anni mi hanno indicato una squadra femminile, l'ASI Bari che militava in serie B. Ho iniziato da lì...direttamente titolare in serie B e non sono più riuscita a smettere nonostante la scuola, l'università, la laurea, il lavoro, i cambi di città e la gravidanza”.

Ti sei mai sentita vittima di pregiudizi legati alla scelta del pallone?

“In 25 anni l'organizzazione e la concezione sociale italiana del calcio femminile sono cambiate radicalmente. Da “extraterrestre” a normalità. Dalla scuola della strada alla scuola calcio per qualsiasi categoria. Dai campi sterrati delle aziende metalmeccaniche ai campi sintetici ed agli stadi. Dei pregiudizi non mi è mai interessato. Io ero “quella che giocava a pallone”, i ragazzini mi chiamavano per giocare ed io facevo vedere che ero come loro, soprattutto a quelli che venivano apposta per confrontarsi con me”.

Come mai non hai mai voluto abbandonare il calcio nonostante i numerosi spostamenti, partendo da Bari nel corso della tua carriera?

“Con il calcio ho potuto girare l'Italia e conoscere tantissime persone solo facendo ciò che mi divertiva. E' sempre stata una costante nei miei continui spostamenti. Oltre che a Bari, ho giocato nelle Marche durante l'università ad Urbino, in Piemonte ed in Lombardia ed ora in Emilia Romagna. Ho collezionato esperienza in A2, in B e poi nei campionati regionali”.

Come concili il calcio con gli altri impegni lavorativi e con quelli familiari?

“Mi sono sempre imposta di cercare prima il lavoro, ma ogni volta è stato il calcio a cercare me. Nonostante i tre interventi al ginocchio destro non ho mai esitato, nemmeno la gravidanza mi ha fermata. Prima per il lavoro e poi per lo status di mamma, ho dovuto solo moderare gli impegni e optare per la soluzione “più comoda” in modo da poter incastrare il tutto”.

Sei mamma? La maternità ti ha cambiato la vita?

“Il dover gestire una casa, un figlio, il lavoro e gli impegni calcistici, lontano dal resto della mia famiglia mettono ogni giorno alla prova la mia forza di volontà ma è la dimostrazione che se si vuole fare una cosa la si fa nonostante tutto. Devo ringraziare naturalmente il mio compagno Mimmo che mi ha sempre supportato e aiutato soprattutto con la gestione del bambino. Mi diverto ed è la mia valvola di sfogo. Nonostante i 40 anni cerco di essere al livello delle mie compagne di squadra e nello United Romagna Women la media età è davvero bassa e c'è tantissimo potenziale. Spero di riuscire a continuare giocare il più a lungo possibile e di essere utile alle mie giovani compagne ed alla società che ha mi ha dato fiducia”.

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