Pioggia di critiche su Alice De André, figlia di Cristiano e nipote del grande Fabrizio che ha partecipato con un monologo a “Le Iene” su Italia1. Alice De André è attualmente nei teatri con il suo spettacolo “Alice (non canta) De André” e a Le Iene ha spiegato le difficoltà di portare un cognome del genere sulle spalle: “Quando dici De Andrè in Italia, non stai dicendo solo un cognome, stai accendendo un cero votivo” ha spiegato, raccontando che in molti si stupiscono quando scoprono che lei non si è dedicata alla musica, seguendo le orme del padre e del nonno: “Per molti sono l’ennesimo prodotto della linea De Andrè & family. Solo che non canto. Ma come, non canti? No, non canto: non è una tradizione di famiglia. Non siamo un salumificio”.
Dire che sei una De André e non canti è inconcepibile
E ha aggiunto: “Dire che sei una De Andrè e non canti è inconcepibile: è come dire che il figlio del fornaio è celiaco”. Così ha anche raccontato di aver preso in considerazione l’idea di rinunciare al quel cognome così ingombrante: “La mia famiglia mi ha consigliato di adottare uno pseudonimo. Ci ho pensato, eh. Poi, però, mi sono detta: perché rinunciare a una cosa così bella per paura? Sono De Andrè, ma prima di tutto sono Alice. Alice può essere tante cose. Ma per impararlo sono dovuta uscire da quella scatola in cui mi hanno voluta mettere, con dentro mandolini, sigarette e vicoli di Genova”.
Le critiche: "Che vita complicata che hai..."
I commenti al video, condiviso sui social però sono perlopiù critici. Per quanto Alice usi l’ironia nel raccontare la voglia di affermare la sua identità in maniera autonoma, sono in tanti a rinfacciarle di lamentarsi di un privilegio. E c’è chi scrive: “Se non ti chiamassi De Andrè non saresti in prima serata su una tv nazionale a pubblicizzare il tuo spettacolo ma probabilmente a fare la cameriera per sostentarti mentre, nel tempo libero, coltivi la tua passione di attrice. Questa è l'epoca dello sfoggio degli "happy problems". Esiste una porzione di nazione scollegata dalla realtà”. Oppure chi scrive: “oddio che vita complicata che hai ,probabilmente il lavoro che fai l’hai ottenuto con il cognome che porti, ricordiamoci sempre che la gente si alza alle 5 del mattino e spesso non arriva fine mese, basta con sto vittimismo sii grata e basta!”. E via criticando.
Di fatto, se è vero che essere “figlio di” nel mondo dello spettacolo non risparmia continui paragoni è altrettanto vero che, almeno inizialmente, può aiutare ad avere dei contatti e delle opportunità altrimenti molto difficili.