Non era la prima volta che parlava in un’aula di tribunale ma stavolta qualcosa deve essere scattato in lui per fargli infrangere il precetto della famiglia reale di non mostrarsi mai sconvolti in pubblico. Il principe Harry ha faticato parecchio a trattenere le lacrime lanciando un nuovo duro attacco nella sua crociata contro i tabloid scandalistici del Regno Unito, ed è stato proprio quando ha parlato in difesa della consorte Meghan e nel ricordo della madre Diana che è stato sopraffatto dall’emozione dopo un discorso di due ore fatto con voce calma e così sommessa da fare faticare chi lo doveva ascoltare.
Stalking sistematico
"Continuano a perseguitarmi e hanno reso la vita di mia moglie un inferno assoluto", ha dichiarato il secondogenito di re Carlo al termine della sua deposizione all'Alta Corte di Londra nella battaglia legale avviata assieme ad altri vip - come Elton John, Sadie Frost o Liz Hurley - nei confronti del gruppo editoriale del Daily Mail (Associated Newspapers Limited) per le presunte gravi intercettazioni illegali subite per anni anche tramite il ricorso a investigatori privati e microspie. Nel suo discorso contro i tabloid - alcuni dei quali come quelli del gruppo Sun e del Mirror già usciti sconfitti in passato dalle cause intentate dal duca di Sussex - ha parlato di sistematico "stalking" ai danni di Meghan, di "feroci e persistenti attacchi" oltre "alle molestie e agli articoli invadenti, a volte razzisti".
Lo shock mai superato per la morte di Diana
Ma stavolta Harry ha presentato la sua lotta come una battaglia di civiltà in difesa del diritto alla privacy, con un impegno portato avanti nell'"interesse pubblico", quindi anche per conto delle "migliaia di persone" vittime di tanta “avidità" mostrata dai giornali nel reperire informazioni con ogni mezzo. Per Harry è "disgustoso" pensare che una qualunque figura pubblica non abbia diritto a una sua vita privata per le intrusioni dei tabloid. "Dopo la morte di mia madre nel 1997, quando avevo 12 anni, e il trattamento che le fu riservato dalla stampa, ho sempre avuto un rapporto difficile con loro", ha sottolineato Harry, riferendosi agli abusi subiti dalla principessa Diana fino alla notte in cui perse la vita nell'incidente automobilistico di Parigi.
Primo reale in tribunale in oltre un secolo
Il principe è così tornato a testimoniare in tribunale per la seconda volta, dopo l'azione legale di tre anni fa vinta contro il gruppo del Mirror, quando era diventato il primo membro della famiglia reale a deporre in aula in oltre un secolo. Ha cercato di mantenere un profilo più basso, al fine di non creare ulteriori imbarazzi ai Windsor su una materia delicata e soprattutto per evitare attriti nel processo di riconciliazione incentrato sul riavvicinamento col sovrano, anche se non è previsto un incontro col padre Carlo III durante la visita del duca, da tre giorni nel Regno.
Never complain never explain
Si è limitato a ricordare di essere stato "condizionato" dai Windsor, quando ancora era un membro attivo della Royal Family, ad accettare la regola del "mai lamentarsi, mai spiegare", che ne ha a lungo precluso la possibilità di difendersi rispetto alle invasioni della privacy da parte della stampa. Regola venuta meno dopo il suo strappo dalla casata nel 2020 e il successivo trasferimento negli Usa con la moglie Meghan, nel frattempo finita sempre più sotto il fuoco di fila dei tabloid.
Le controaccuse
Durante il controesame, Harry ha negato di aver condiviso in via ufficiosa informazioni con una giornalista del Mail on Sunday, Charlotte Griffiths. Ha inoltre respinto l'accusa di aver creato un profilo Facebook fittizio denominato "Mr Mischief" per contattare la reporter, "ben inserita", stando all'avvocato del Mail, Anthony White, nelle "cerchie sociali" del principe. La strategia difensiva punta a provare che le informazioni alla base degli articoli sotto accusa non sono state ottenute tramite mezzi illeciti e anche, in alcuni casi, a invocare una scadenza dei termini per l'avvio di una causa civile. Mentre Harry e gli altri querelanti chiedono in sostanza all'Associated Newspapers Limited "solo le scuse e un riconoscimento di responsabilità" in un processo che durerà circa nove settimane prima del verdetto.
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