È bastato che Big Mama si mostrasse in un video su Tik Tok mentre canta e balla la canzone “Hey tu” di Jhosef perché si scatenasse l’ennesimo, insulso, dibattito. La cantante salernitana di 25 anni, il cui vero nome è Marianna Mammone, infatti è apparsa visibilmente dimagrita e così le reazioni, oltre che le visualizzazioni, si sono moltiplicate tra chi le faceva i complimenti “perché ora sì che sei bella” e chi invece le rinfacciava il suo impegno sulla body positivity e l’accettazione di sé, come se dimagrire potesse essere in contraddizione con una battaglia sacrosanta basata sul diritto di essere come si è e non per questo di venire bullizzata o additata per il suo aspetto fisico, come a lei stessa è successo con dolore qualche anno fa.
"Ma io sono sempre stata bella"
A mettere a tacere i social è stata lei stessa che ha puntualizzato in un commento: “Io sono sempre stata bella”. Il che basterebbe a chiudere il dibattito. Ma forse è bene ricordare quello che la stessa Big Mama aveva affermato lo scorso 1 maggio al Concertone di Roma: “Ma lasciatemi vivere. Che ne sapete della mia storia, del mio corpo… Questo corpo mi ha dato molto e mi ha tolto altrettanto, mi ha fatto soffrire, a vent'anni mi ha portato in ospedale per una chemioterapia. Eppure, io lo perdono. Perché non dovreste farlo anche voi?”.
Ognuno col suo corpo è libero di fare ciò che vuole
In quanto alla body positive, non c’è dubbio che Big Mama continuerà a portare avanti la sua battaglia. Lei stessa qualche tempo fa in un’intervista aveva affermato: “Nel mio modo di comunicare è inclusa qualsiasi tipologia di libertà. Se domani decidessi di perdere 40 chili le persone mi dovrebbero accettare come persona magra. E il fatto stesso di essere dimagrita non vorrebbe dire, per me, smettere di sostenere il movimento della body positivity o iniziare a svalutare le persone grasse. Ognuno è libero di fare ciò che vuole”.
Da piccola mi vergognavo e mi isolavo
Un percorso quello di Big Mama iniziato anni fa di cui ancora porta nella sua anima i segni: “Quando ero piccola preferivo non parlare con nessuno. Avevo molta vergogna. Non volevo sentirmi l’anello debole della famiglia o del gruppo di amici. Questo è continuato per anni: non avevo figure di riferimento, nessuno che venisse a dirmi che non ero io quella sbagliata. La mia maestra di vita è stata la scrittura e la musica, che mi hanno permesso di sfogarmi e di avere soddisfazioni che mi hanno aiutato a pensare positivo di me stessa. È stato un percorso di autoaccettazione che ho fatto tutta da sola”.