In caso di vittoria a Sanremo, andrai all’Eurovision? Quella che negli anni scorsi era una domanda innocua con una risposta positiva praticamente scontata (anche se nella storia della manifestazione ci sono stati vincitori che hanno declinato l’invito, a cominciare da Olly lo scorso anno) ora è diventata la miccia in grado di accendere una polemica dal sapore politico in quel calderone festivaliero dove anche un sospiro di troppo può agitare gli animi.
La presenza di Israele è contestata
Il sottotesto della domanda è: ci andrai nonostante alla manifestazione concorra Israele, lo Stato nemico dei palestinesi con i quali ha combattuto una guerra a partire dal 7 ottobre del 2023 che ora si regge su una fragilissima tregua? I cantanti del Festival, impegnati già nella promozione, non possono scansare una domanda che rischia di dividerli tra pro-pal, indifferenti o schierati con Israele e di conseguenza con il Governo. Nel frattempo il vincitore del 2024, lo svizzero Nemo, in contrasto con la tradizionale neutralità del suo paese, ha annunciato che restituirà il trofeo ricevuto per protesta: "Se i valori che celebriamo sul palco non vengono vissuti fuori scena, allora anche le canzoni più belle perdono di significato. L'Eurovision afferma di sostenere l'unità, l'inclusione e la dignità per tutti. Ma la continua partecipazione di Israele, durante quello che la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite ha definito un genocidio, mostra un chiaro conflitto tra questi ideali e le decisioni prese dall'Ebu".
Levante: "Io non andrò a 'casa del ladro'"
Ad accendere la polemica è stata Levante che a domanda ha risposto netta: “No. In caso di vittoria a Sanremo, non parteciperei all'Eurovision. È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi e, siccome di mezzo c'è un Paese che negli ultimi tempi ha creato drammi giganteschi e un genocidio in atto, non si può fare finta di niente. Non l'ho mai fatto. Non ce la faccio ad andare a ‘casa del ladro’”.
Leo Gassmann: "Non è giusto impedire a qualcuno di partecipare"
Alla domanda non si è sottratto nemmeno Leo Gassmann che invece fa una scelta diametralmente opposta a quella di Levante: “Vedo la musica come lo sport. Ho ripreso i libri di storia del liceo perché voglio capire come siamo arrivati fino a questo. La cosa bella che mi ha emozionato leggere delle Olimpiadi è che erano un evento che portava a fermare tutte le guerre intorno. Tutti i rappresentanti dei paesi avevano la possibilità di gareggiare e in quel momento le guerre si fermavano. Più che rispondere alla domanda, alla quale non ho una risposta perché non ho preso in considerazione il fatto di vincere, apro una tematica: non è che impedire a qualcuno di gareggiare, di qualunque paese esso faccia parte, sia un modo semplicemente per alzare altri muri? Perché alzare ulteriori muri e impedire a qualcuno di raccontare magari una storia che parla pure d'amore? La musica è come lo sport e non dovrebbero esistere barriere. Le barriere facciamole mettere a quelli che vogliono soltanto distruggere”.
Laura Pausini: "Io andrei, sbagliato penalizzare un artista"
Anche Laura Pausini, seppur non in gara ma presente all’Ariston in qualità di conduttrice di tutte le cinque serate del Festival, ha detto la sua, prendendo posizione: ““Io ci andrei. Un capo di Governo non rappresenta ciascuno dei suoi cittadini. Credo che sia sbagliato penalizzare un artista, che magari nemmeno dichiara la sua idea per colpa di chi governa”. Una dichiarazione che ha subito mandato Pausini in trend topic sui social apparecchiando di fatto una polemica che terrà banco per tutta la durata del Festival. In barba al pragmatismo di Carlo Conti che vorrebbe portare a casa il suo Sanremo tranquillo.