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Isabella Rossellini: “Non volevo essere eternamente giovane. Ecco cosa è successo a noi belle”

L’attrice parla del suo passato fra moda e cinema e del suo presente ancora fra cinema, studi e la sua fattoria. Perché Isabella Rossellini è la donna che tutti vorrebbero essere

Foto Ansa e Instragram

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L’ultima copertina di Vogue Italia ne è un segnale tangibile, una conferma, se ce ne fosse bisogno: Isabella Rossellini lei è diventata ormai un simbolo che non conosce il tempo e lo spazio, è un essere onnivoro, e sa esserlo in ogni cosa che tocca e fa. Modella, attrice, regista, testimonial di grandi Maison di moda e cosmetica, ambassador, icona, storia da raccontare: in lei convivono mille altre sfumature di donna e artista, per questo non smetteresti di ascoltarla, con quella sua “r” moscia inconfondibile. Ma ciò che colpisce è la naturalezza con cui lo fa, sa trascinarti, è appassionata, vira dal cinema e i genitori (il grande Roberto Rossellini e la grande Ingrid Bergman) ai suoi amati animali, dagli studi all’università, fatti in tarda età laureandosi in etimologia, alla voglia di giocare, questo è il termine giusto, dietro la macchina da presa.

L'omaggio della Festa di Roma

La Festa del Cinema di Roma è dedicata in primis a lei, dal premio alla carriera 2023, all’omaggio a 360° con la proiezione in questi giorni di alcuni film (da lei scelti) nei quali si è cimentata: Velluto Blu di David Lynch, suo ex compagno, o La morte ti fa bella di Zemeckis, in cui, ancora una volta, sfidava l’avanzare degli anni, rimanendo giovane e meravigliosa.  Una pozione cinematografica, che nella realtà dei fatti ha funzionato a guardare lei e la sua carriera, “fortunata”, dice.

Noi belle

“È quello che è successo a noi belle (ride, ndr), confida a margine della Masterclass, dove alla fine sarà premiata da Renzo Arbore, amico storico dal periodo de L’altra domenica, lei faceva dei report da New York, e da Alice Rohrwacher, che recentemente l’ha voluta nel suo ultimo e intenso film, La chimera. “Ho lavorato come modella e attrice”, dice, “ma invecchiando c’erano sempre meno lavori. Così, per non deprimermi, mi sono iscritta all’università, facendo 7 anni di studi, mi sono sempre interessata all’etologia, che è il comportamento degli animali e la scienza dell’ambiente. Parallelamente ho iniziato a dirigere i corti (si riferisce alla serie presentata in anteprima proprio a Roma, ndr), fui incoraggiata da Robert Redford a fare la regia, sembrava di rompere lo schema dell’industria. Con i social media, mi disse, possiamo fare una serie di corti, liberandoci da una certa imposizione. Amo il mondo del cinema e della moda, ma sono diventata contadina, per ignoranza e ottimismo, creando una fattoria organica senza saperlo. Ed è estremamente interessante, ma come dire, ho imparato più in fattoria che all’università”.

“A scuola ero una somara”

Un’ambientalista e darwiniana convinta (è anche uno dei temi di un suo cortometraggio, in cui le appare in sogno il leggendario biologo e naturalista), un amante degli animali a tutto tondo che, per approfondire, racconta, si è mossa tanto, studiando pure i delfini nei Caraibi, gli elefanti in Africa, ma pure papere e galline. “E pensare che a scuola era una somara”, ride ancora. La folgorazione, “L’anello di Re Salomone di Konrad Lorenz, me lo regalò mio padre”. 

Il rapporto con la moda

C’è tempo per parlare di cinema, ma anche del rapporto con la bellezza e il legame storico con Lancôme. “Sono riconoscentissima a Lancôme, è stata una presenza nella mia vita tra alti e bassissimi, durata 45 anni, devo molto a loro, anche per una indipendenza economica che per noi è essenziale. Il lavoro da modella, prosegue, è cambiato. All’inizio dovevo togliermi anche la fede, dovevo essere una bellezza anonima, era quello che faceva sognare, poi sono stata rivelata, incontrare la stampa, è dovuto che sono arrivate delle giornaliste e volevo parlare con me. Mi piace lavorare con loro, rispondono a cosa la società chiede, vedi l’evoluzione della donna, oggi nelle pubblicità trovi poetesse, rapper, influencer, e poi qualunque età, bellezza e razza, si sono allargati. È dovuto che le donne occupano ruoli da dirigenti, quando c’erano solo uomini capivano solo un aspetto della moda e della cosmetica, nel senso che se lo usiamo noi è per sedurli, cosa che facciamo e continuiamo a fare, mentre proprio le donne hanno capito che si poteva fare di più, attraverso un gioco creativo, di eleganza, sofisticatezza, che non era stato celebrato. Ora lo è.”

Ogni cosa al suo posto

“Le donne sognano di essere giovani”, conclude. “In passato però se avevi 40 anni non lo rappresentavi, dissero. Io non volevo essere eternamente giovane, ma elegante sì. Oggi ho ritrovato tutto, il successo, le riviste di moda, il cinema, la regia, ecco ogni cosa è tornata al suo posto, ma io non me lo sarei mai aspettato”.

21/10/2023